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Suicidio delle nazioni in Europa, mentre l'Italia si stringe su Draghi

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L'Italia attraverso il governo Mario Draghi cerca la compattezza nazionale, mettendo insieme le forze politiche di quasi tutto il parlamento, ma in altri Paesi d'Europa si stanno consumando quelli che l'Agenzia Nova definisce "suicidi dell'unità nazionale". L'ultimo segnale in ordine di tempo è arrivato dalle elezioni della Catalogna per la Generalitat , domenica 14 febbraio. La maggioranza (74 seggi) andrà al fronte indipendentista formato da Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc), Uniti per la Catalogna (JxCat) e Candidatura popolare unita (Cup). In sostanza è la conferma del blocco che aveva governato dopo le elezioni del 2017. Il Partito socialista catalano è stato il più votato (23%) ma è destinato a una legislatura di opposizione a meno che non riesca a rompere l'asse tra le formazioni politiche indipendentiste, mettendo in discussione la scelta del presidente della Generalitat, che spetterebbe all'Erc. Una nuova coalizione di sinistra formata da Psc, Erc e En Comú Podem, secondo l'Agenzia Nova avrebbe due "vantaggi”, dal punto di vista di Madrid: da una parte verrebbe scongiurato il “fantasma” di una nuova dichiarazione di indipendenza delle autorità di Barcellona, dall’altra gli equilibri nella maggioranza catalana ricopierebbero, anche se con proporzioni diverse, quello della coalizione di governo nazionale. Per l'attuale premier Pedro Sanchez va evitato uno scenario come quello dell'ottobre del 2017: il referendum per l'indipendenza e la dura risposta del governo conservatore di Mariano Rajoy

Se quindi da una parte i socialisti sperano che il loro rappresentante Salvador Illa possa riuscire nel “miracolo” di spezzare l’asse indipendentista uscito dalle urne - spiega l'Agenzia Nova - le prime dichiarazioni del presidente di Erc, Oriol Junqueras, sembrano chiudere le porte a questa prospettiva. Il politico catalano ha infatti rivendicato la necessità di un accordo esclusivamente con coloro che sono "a favore dell'autodeterminazione e dell'indulto" e ha escluso un patto con i socialisti catalani. "È impossibile un governo con il Psc. Siamo antagonisti". Junqueras ha inoltre chiesto al governo centrale di Madrid di "lavorare al tavolo di dialogo creato l'anno scorso per affrontare la questione catalana". Qualunque sia l’evoluzione politica nella Generalitat dopo il voto, quella della Catalogna resta comunque una spina nel fianco di qualsiasi governo sieda a Madrid, e in prospettiva anche una preoccupazione non marginale per le autorità di Bruxelles, già chiamate in causa in passato sul caso di Carles Puigdemont, il leader indipendentista rifugiatosi in Belgio, eletto nel 2019 al Parlamento europeo e riconosciuto come tale dall’Ue solo dopo una sentenza della Corte di giustizia europea.

Ma l'agenzia Nova non limita l'analisi alla questione catalana. Sostiene che ci sia un altro esempio di "suicidio della nazione", quello legato agli sviluppi della Brexit. Sono sempre maggiori, infatti, le criticità all'interno del territorio del Regno Unito. E' tornata di prepotente attualità la questione tra la Repubblica di Irlanda e l'Irlanda del nord. Per evitare la creazione di una barriera fisica sull’isola, l’Irlanda del Nord è rimasta nell’unione doganale con l’Ue e nel mercato unico europeo. Questa scelta, politicamente motivata, ha però determinato la necessità di sottoporre le merci che dalla Gran Bretagna si spostano verso la nazione oltremare agli stessi controlli che subirebbero qualora fossero destinate a un Paese comunitario. Burocrazia e altre problematiche hanno finito per creare un sostanziale isolamento dell’Irlanda del Nord rispetto al resto del Regno Unito, con difficoltà di approvvigionamento nei supermercati già avvertite a gennaio 2021. Agenzia Nova spiega inoltre che complice anche la delicata questione relativa alle forniture di vaccini prodotti da AstraZeneca, Londra e Bruxelles si sono viste costrette a ridiscutere proprio la situazione nordirlandese, puntando nuovamente sul dialogo piuttosto che su una battaglia legale. Resta il fatto che le autorità britanniche, spesso costrette in queste prime settimane di formale separazione a chiedere maggiore “flessibilità” alla controparte europea di fronte agli obblighi imposti dai nuovi regolamenti, si trovano in una situazione di difficile gestione.

Ma Agenzia Nova ricorda anche che Downing Street e l’opinione pubblica del Regno Unito dovranno confrontarsi nuovamente con le istanze separatiste che riemergono in Scozia, in vista del voto per rinnovare il parlamento di Edimburgo, in programma a maggio. La leader del Partito nazionale scozzese (Snp), Nicola Sturgeon, è ancora una volta tornata a chiedere un referendum per l’indipendenza, dopo quello di settembre 2014. Il mutato contesto, determinato dall’entrata in vigore dell’accordo sulla Brexit e dalla gestione della pandemia di Covid 19 da parte delle autorità britanniche, ha portato Sturgeon e il suo partito a rilanciare la richiesta di “staccare” la Scozia dal Regno Unito per farla poi rientrare nell’Unione Europa. L’Snp punta a ottenere il maggior numero di consensi nel parlamento scozzese, così da chiedere con forza un secondo referendum, anche se i sondaggi non sembrano esprimere attualmente un largo consenso a favore dell’indipendenza. Resta il fatto che, logorato dalle conseguenze della Brexit sul fronte interno e costretto a un confronto non semplice con Edimburgo, il governo britannico rischia di affrontare un difficile 2021, con un possibile impatto anche sulla leadership del premier Boris Johnson.