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Dal sì di Crimi ai no dei "duri e puri", M5S a pezzetti su Draghi

Pietro De Leo
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Una babele di dichiarazioni, distinguo, cambi in corsa, dondolii verbali. Eccolo il percorso d’avvicinamento del Movimento 5 Stelle al governo Draghi. C’è il capo politico pentastellato, Vito Crimi, che piglia un po’ di Di Maio e un po’ da Grillo.

Ossia dice che Draghi sui temi gli “ha fatto una buona impressione” (nota espressione usata dal ministro degli esteri uscente sull’ex n.1 Bce) e il giorno prima afferma che “più grillino di così non potevamo immaginarlo”, allo stesso modo di come si è pronunciato l’Elevato (“mi aspettavo il banchiere di Dio, invece mi sono trovato davanti un grillino”, ha detto il comico). Ma poi, Crimi vira sulla cautela e osserva: “non andremo al governo a tutti i costi”.

 

 

Linea da cui invece diverge il capogruppo alla Camera Davide Crippa. Intervistato su Repubblica, ieri, ha affermato: “tutti i temi posti dal movimento sono in programma, non vedo il motivo per dire no a questo governo”. E però Carla Ruocco dà una sorta di sì condizionato: “Il presidente Draghi deve fare le sue scelte”. Ovviamente il nodo è la presenza di Salvini: “non si tratta di veti, l’incompatibilità è nella natura delle cose”. Poi mentre Di Maio si spende per il sì all’appoggio del governo Draghi così come l’aspirante leader adottivo Conte, i cosiddetti “duri e puri” della prima ora non vogliono un ingresso nella partita. Di Battista l’ha detto più volte, idem Barbara Lezzi, che ieri ha evocato l’astensione nel caso in cui vinca il No al voto online al quesito su Rousseau, di cui si saprà l’esito intorno alle 19. Già, il quesito. Ecco cosa recita: “Sei d'accordo che il MoVimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal MoVimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?”. Una specie di gioco delle tre carte, senza citare specificamente i compagni di viaggio eventuali, cioè il Pd (ma quello è il meno), ma soprattutto Salvini o i bocconi ancor più pesanti da mandar giù Renzi e Berlusconi.

 

 

Gli ultimi due nemici di guerre termonucleari politiche durate anni. Un quesito generico e ovviocratico (chi, tra i pentastellati, direbbe di no ad un Esecutivo che darebbe molto spazio politico alla questione ambientale?), nel tentativo diretto di salvare la forma di una democrazia diretta nella sostanza ampiamente sconfitta dai fatti. Lo dimostra il tira e molla con cui la consultazione web è stata prima fissata, poi sospesa e di nuovo riproposta, con un quesito dall’equilibrismo spinto all’assurdo. Con buona pace di Davide Casaleggio testimone, volta dopo volta, del declino della sua formula di organizzazione partecipata. Che non servirà a superare differenze,oramai insanabili. Tanto che, interpellato dall’Adnkronos, il deputato “governista” Giorgio Trizzino ha ammesso che, qualunque sia il risultato lui voterà comunque la fiducia a Draghi. Insomma, il caos pieno. Se sarà preludio della dissoluzione è presto per dirlo, ma di certo il tramonto del progetto è già in corso