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M5S, il voto sulla piattaforma Rousseau che spacca il movimento

Christian Campigli
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Una crepa che rischia di allargarsi e di diventare profonda come la fossa delle Marianne. Non si placano le polemiche nei Cinque Stelle per il voto sul governo Mario Draghi, aperto da questa mattina alle 10 sulla piattaforma Rousseau e che si chiuderà otto ore più tardi.

 


Come è noto, la decisione degli iscritti determinerà, come da statuto, la posizione ufficiale e definitiva del movimento. Un'incognita non da poco, alla quale si è sommata la presa di posizione di tredici parlamentari, che hanno contestato il quesito, perché “formulato in maniera suggestiva e manipolatoria, lasciando intendere che solo con la partecipazione del M5s al governo si potranno difendere i provvedimenti adottati dal precedente governo e dalla precedente maggioranza”. Secondo Davide Casaleggio è stato Vito Crimi a dare il via libera alla domanda “sei d’accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi? “.

 

 

I sanculotti che si sono schierati contro la fiducia sono Mattia Crucioli, Pino Cabras, Bianca Laura Granato, Andrea Colletti, Elio Lannutti, Luisa Angrisani, Rosa Silvana Abate, Alvise Maniero, Leda Volpi, Paolo Giuliodori, Jessica Costanzo, Margherita Corrado e Andrea Vallascas, che hanno bollato la votazione online come "tendenziosa e palesemente volta a inibire il voto contrario alla partecipazione del M5s al governo Draghi". Che la partita in atto sia determinante per il futuro stesso del movimento fondato nel 2009 da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo è evidente. Da una parte l'opportunità di rinviare le elezioni (che vedrebbero, complice anche la riforma voluta proprio dai grillini, nella migliore delle ipotesi dimezzati i seggi dei cinque stelle) e di stare dentro l'esecutivo che gestirà i soldi del recovery plan. Duecento miliardi che, se ben utilizzati, potranno essere il volano per un'autentica ripartenza del nostro paese. Si potranno migliorare autostrade, porti, rendere la macchina burocratica più efficiente, i processi più corti o far arrivare la connessione internet in ogni angolo d'Italia. Un po' come lo furono i denari del piano Marshall nell'immediato dopoguerra. Stare fuori vorrebbe dire al contrario non decidere nulla e vedere magari smantellare, uno dietro l'altro, i provvedimenti bandiera voluti da Di Maio e soci. Primo tra tutti il reddito di cittadinanza. Ma c'è dell'altro. Senza i grillini, il nuovo governo presieduto da Mario Draghi si sposterebbe in modo sensibile a destra. E, a quel punto, i voti della Lega diventerebbe decisivi. Perché, è bene ricordarlo, nonostante la stima sconfinata della quale gode in Europa SuperMario, la nostra resta una Repubblica parlamentare. E senza il voto di Camera e Senato e delle loro commissioni non si va da nessuna parte.