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Governo, Draghi al lavoro sul programma. Le priorità dei partiti: vaccini, fisco, scuola e Recovery fund

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Finite le consultazioni con i gruppi parlamentari, sindacati e parti sociali, Mario Draghi sta lavorando sul programma di governo. Il premier incaricato dove sintetizzare le tante priorità segnalate dai partiti, a cominciare da grandi temi quai vaccini, scuola, fisco, lavoro e Recovery fund.

 

A cominciare dai vaccini, in primo piano c'è la lotta alla pandemia e il completamento del piano vaccinale a cui l’ex Bce vuole imprimere una forte accelerazione, implementando la logistica ed eventualmente rivedendo le fasce prioritarie con maggiore attenzione agli insegnanti e al personale scolastico. Sul fisco Draghi ha in mente un’idea progressiva, rimodulando le aliquote e gli scaglioni esistenti. Non si è opposto Matteo Salvini: "Se dice no a qualsiasi nuova tassa né patrimoniale, anzi un tavolo per diminuire il carico fiscale, per me puoi chiamarla flat tax o Filippo, a me basta che ci sia". Sui ristori Draghi ha fatto chiaramente capire di essere contrario agli stanziamenti a fondo perduto e avrà subito da gestire i 32 miliardi di scostamento di bilancio recentemente votati dalle Camere.

 

Sul tema del lavoro dovrà affrontare il problema della cassa integrazione da prorogare e quello del blocco dei licenziamenti che scade a fine marzo. Nonostante le perplessità di Confindustria, sembra probabile che si vada verso una proroga. Ancora da sciogliere i nodi sulle pensioni, con quota 100 che scade quest’anno e potrebbe non essere rinnovata. Sul recovery fund i 209 miliardi sono stati la miccia che ha fatto esplodere il precedente governo: la bozza elaborata tenendo conto delle indicazioni di Italia Viva sembra destinata a cambiare ancora, visto le critiche sollevate da quei partiti che erano all’opposizione e ora si troveranno in maggioranza. La scadenza per la presentazione a Bruxelles è fine aprile ma i Paesi sono incoraggiati a presentarli anche prima. La Commissione ha poi otto settimane per presentare al Consiglio i piani ricevuti per l’approvazione, e il Consiglio ha a sua volta 4 settimane per l’approvazione con maggioranza qualificata. Solo a quel punto, quindi entro tre mesi dalla presentazione formale del piano nazionale, ci sarà una prima erogazione pari al 10 per cento dell’importo spettante al Paese, mentre le altre avranno cadenza semestrale. Un ritardo, insomma, potrebbe essere fatale.