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Prolungare l'anno scolastico? Presidi e professori non sono convinti: troppo caldo e impegni per gli esami

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E' bastata l'indiscrezione su un possibile prolungamento dell'anno scolastico, ipotesi su cui potrebbe lavorare il nuovo governo, ad innescare le prime polemiche nello stesso mondo della scuola. A partire dai presidi e dai professori che sono convinti che oltre il mese di giugno non si possa andare. Non solo perché non è semplice costringere gli studenti nelle aule calde, ma anche per gli impegni legati agli esami e per la ripartenza di un anno, quello successivo, che dopo due da dimenticare dovrebbe finalmente tornare nella normalità.

Insomma prolungare le lezioni può essere anche possibile, soltanto a patto che sia per un paio di settimane. Una posizione che sembra differente da quella di diversi partiti che hanno accolto con favore l'idea di rimodulare l'anno scolastico a causa dei problemi legati al Covid e all'uso della didattica a distanza a cui sono state costrette praticamente tutte le scuole del Paese. Il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, al Corriere della Sera spiega che "si possono fare due settimane in più a giugno ma non si risolve il problema del divario formativo che è differenziato". Una posizione che viene condivisa dai sindacati degli insegnanti.

Ad esempio dalla Cgil. Il segretario Francesco Sinopoli spiega che prima di rimodulare bisogna capire "dove e perché ce n'è bisogno. Sarebbe una soluzione semplice davanti ad una situazione complessa e variegata". Insomma negli ambiti scolastici l'idea trapelata nel corso delle consultazioni per la formazione del nuovo governo, non piace per niente. Lo stesso mondo che in buon parte ha ripetutamente sottolineato che era necessaria la didattica in presenza al posto di quella a distanza, ma che evidentemente non è convinto della necessità del sacrificio di prolungare l'anno scolastico per permettere ai ragazzi di recuperare almeno una parte del tempo che è stato perso a causa dell'emergenza Covid 19.