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Conte paracadutato a Siena, Zingaretti cede ancora ai cinque stelle

Christian Campigli
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Una candidatura in Parlamento per consolidare un'alleanza nata tra mille mal di pancia e che sta diventando, pian piano, strutturale. E' stato il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, ad offrire all'ex premier Giuseppe Conte l'opportunità di entrare alla Camera attraverso le elezioni suppletive del collegio 12 di Siena (e di altri trentacinque comuni del circondario), nel seggio lasciato vacante dall'ex ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan. I motivi politici di tale scelta sono evidenti: Conte resterebbe al centro del mondo politico e, soprattutto, comunicativo. Il ritorno ad insegnare all'università di Firenze è un'opzione che, al di là delle frasi di circostanza, non è mai stata nemmeno presa in considerazione.

Scartata con decisione anche l'idea di candidarsi per diventare il primo cittadino di Roma. Il segretario del Pd è infatti convinto che l'ex primo ministro sia la persona giusta per compattare l'alleanza all'interno del campo progressista, tra i dem, i cinque stelle, Leu e magari coinvolgendo anche il movimento di Carlo Calenda. Tenerlo in naftalina per due anni, durante l'esecutivo presieduto da Mario Draghi e con la conseguente sovraesposizione mediatica che certamente avrà l'ex governatore della Bce, avrebbe indebolito e non poco Giuseppe Conte. Quest'ultimo, una volta varcata la porta alla Camera, potrà così continuare ad uscire sui giornali e ad andare in televisione. Il suo nome sarà ancora al centro del dibattito politico. La grande stima della quale gode e che lo colloca nei sondaggi come il leader politico più credibile agli occhi degli italiani, si sarebbe pian piano affievolita. Col rischio di arrivare al 2023 con le polveri bagnate. L'avvocato del popolo non ha ancora risposto a Nicola Zingaretti. Perché, sotto sotto, spera di poter entrare nel governo Draghi come vicepremier e, magari, ministro in un dicastero importante. “Con chi vuol stare il Pd? - si chiede il deputato di Italia Viva, Gabriele Toccafondi - Quattro mesi fa, abbiamo vinto insieme le elezioni regionali esprimendo una direzione e un programma unico e un candidato con delle caratteristiche precise. Adesso stiamo assistendo ad un’inversione che non contempla più Italia Viva.

Alcuni dem cercano alleanze con il Movimento 5 Stelle e con la sinistra che fino a 4 mesi fa avevano altri candidati”. Il primo ad esprimere dubbi su quel seggio vacante fu il consigliere regionale di Forza Italia, Marco Stella. “Un paio di mesi fa dissi pubblicamente, in aula, quel che tutti sussurravano nei corridoi, ovvero che il seggio di Siena lasciato libero da Padoan era destinato al segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Ora, mutate le condizioni politiche, sarebbe lo stesso Zingaretti a offrirlo al professor Conte, per cementare l'alleanza giallorossa. Fatto sta che il seggio senese viene utilizzato dalla sinistra per logiche sue interne e non per servire il territorio, un po' come avveniva negli anni '90 con il seggio del Mugello, ai tempi dell'Ulivo”. Ma la notizia del giorno ha messo in forte agitazione anche gli esponenti del partito di maggioranza in consiglio regionale toscano. Quel posto sarebbe infatti dovuto toccare a Vincenzo Ceccarelli, ex assessore alle infrastrutture e attuale capogruppo. Ufficialmente la posizione del segretario viene appoggiata con convinzione da tutti, ma non sono pochi quelli che, in camera caritatis, non hanno apprezzato una simile uscita. “Perché dobbiamo cedere un seggio nostro ad un esponente dei Cinque Stelle? - si domanda una consigliera di vecchio corso, da sempre all'interno del Nazareno – E poi siamo davvero sicuri che Giuseppe Conte sia il leader di tutto il centro sinistra? In due anni possono cambiare molti scenari politici. E legarci, oggi, solo a quel nome può essere un clamoroso autogol”. Intanto Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, dice con chiarezza che per il suo partito non si tratta certo di una priorità: "Penso sia prematuro parlarne adesso, sentiremo anche i nostri rappresentanti sul territorio. Per Italia Viva in questo momento la priorità è dare al Paese un governo prima possibile. Il destino personale di Conte francamente non è la priorità, prima vengono i 60 milioni di cittadini italiani".