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Scuola, fallimento didattica a distanza: problemi per una famiglia su tre

Pietro De Leo
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Tra le emergenze che mordono alle caviglie del nostro Paese c’è sicuramente quella educativa. A dare un importante spaccato sul punto c’è uno studio dell’Ufficio di Ricerca Unicef- Innocenti e Università Cattolica del Sacro Cuore, condotto interpellando 1.028 famiglie in tutta Italia. Ne scaturisce un ampio quadro di esclusione dalla didattica a distanza. Il 27% delle famiglie interpellate, infatti, ha osservato di non aver potuto contare su tecnologie sufficienti in casa per consentire ai loro figli di seguire le lezioni a distanza. Un genitore su 3, inoltre, ha dichiarato di non aver avuto tempo per supportare i propri bambini nell'affrontare questa esperienza.

Il 6% degli alunni, inoltre, ha avuto problemi di connessione oppure ha riscontrato la mancanza di dispositivi (come tablet o pc) per poter seguire le lezioni. Uno scenario che si innesta in una condizione penalizzante per i giovani italiani, ossia il fenomeno della povertà educativa. Appena qualche giorno fa, il report nazionale Openpolis e associazione “Con i bambini” ha sottolineato quanto la pandemia abbia aggravato lo scenario. In cui il livello di risultati scolastici rimane legato dalla condizione sociale della famiglia di appartenenza. Se quest’ultima ha uno status medio-alto, nel 54% dei casi i figli raggiungono risultati che si attestano su giudizi buoni o ottimi. Per studenti che, al contrario, appartengono a nuclei con  situazioni economiche più disagiate, il 54% vanno sulla sfera dell’insufficiente. Altro divario, poi, è quello territoriale. Nelle prove che testano il livello di conoscenza della lingua, l’87% dei capoluoghi del Nord Italia può offrire un risultato superiore alla media nazionale. Questa percentuale scende al 36% nell’Italia centrale e al 26% al Sud.

Dunque si delinea il rischio rafforzamento di una condizione di Paese “a due velocità”, che è l’anticamera del sottosviluppo per molti territori. Uno scenario non certo favorevole in una prospettiva in cui, nell’economia post Covid, il rilancio del capitale umano sarà un banco di sfida per tutti i Paesi. L’evoluzione delle competenze, anche alla luce dell’accelerazione tecnologica che la società ha subito in questi mesi di pandemia, è la partita decisiva per decidere l’occupabilità delle nuove generazioni.