Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Governo, Draghi al lavoro sulla squadra: i nomi dei possibili ministri

  • a
  • a
  • a

Mario Draghi è già al lavoro per iniziare a definire la squadra di governo che lavorerà insieme a lui in questa parte finale di legislatura. Domani il premier incaricato riprenderà le consultazioni con i gruppi parlamentari, entrando maggiormente nel merito del programma di governo, ma non è escluso che si inizi a parlare anche dei nomi dei ministri.

 

Allo stato attuale, tuttavia, ci sono alte possibilità che il premier prenda l’interim dell'Economia, mettendo come vice un tecnico di fiducia, come Fabio Panetta, Daniele Franco o Luigi Federico Signorini (Bankitalia), Daniele Scannapieco (Bei). Tutti nomi spendibili anche per il Mise, su cui Draghi potrebbe orientare un politico come Carlo Calenda oppure Antonio Tajani. Alla Sanità, se dovesse saltare Roberto Speranza, si fanno i nomi di Agostino Miozzo, Franco Locatelli e Massimo Galli. Al Lavoro potrebbe andare Carlo Cottarelli, mentre sembra sempre più certa la conferma di Luciana Lamorgese all’Interno. Per la Giustizia si parla di Marta Cartabia o Paola Severino. Per quanto riguarda invece i politici, il Pd vedrebbe riconfermato Lorenzo Guerini alla Difesa e l’ingresso di Andrea Orlando (Ambiente), lo stesso accadrebbe a Teresa Bellanova alle Politiche agricole o in cambio ci sarebbe Ettore Rosato. Per il M5S  circolano i nomi di Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, anche se imperversa ancora l’incognita Giuseppe Conte. Per la Lega i papabili sono Giancarlo Giorgetti e Giulia Bongiorno.

 

In Forza Italia quasi scontato l’ingresso di Tajani che, per profilo internazionale, potrebbe approdare agli Affari europei o alla Farnesina, anche se c'è chi non esclude Sviluppo economico, visti i trascorsi di commissario europeo all'industria. In quota Fi si fanno anche i nomi di Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, così come di Mara Carfagna (Rapporti con il parlamento). Naturalmente resta ancora l'incognita della coabitazione tra forze eterogenee e per certi versi alternative come LeU, Pd e M5S con Lega e Forza Italia, ma difficilmente Draghi andrebbe ad escludere uno di questi gruppi.