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Consultazioni, la mossa di Salvini e lo psicodramma Pd e M5S

Pietro De Leo
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Pd, ovvero, pifferi di montagna, che andarono per suonare e finirono suonati. Questo vecchio proverbio fotografa efficacemente lo spirito di questo primo giro di consultazioni tra il Presidente incaricato Mario Draghi e i partiti.

Momento delicato, certo, dove il rischio di cambi in corsa e boomerang in pieno volto è tradizionalmente assai alto. Era chiaro come dalle parti dei dem il sogno fosse quello di riproporre il “modello Ursula” anche in Italia, tenendo fuori dal patto su Draghi Lega e Fratelli d’Italia. Ora, se per il partito di Giorgia Meloni non c’è stato bisogno di fare sforzo, l’evocazione dell’europeismo era l’altolà all’ingresso di Salvini, peraltro in uno schema che non rispondeva al disegno messo sul tavolo dal Presidente Mattarella. Nell’obiettivo, già perseguito durante la crisi del governo Conte, di strappare Forza Italia al resto della coalizione.

 

 

La sessione finale della prima tranche di consultazioni, invece, ha visto Matteo Salvini spostarsi al centro del campo: evocare temi cari alla classe media (no a nuove tasse, ripresa economica e ripresa della vita dopo le restrizioni della pandemia), non lanciare messaggi divisivi sul tema europeo. Una linea soft sull’immigrazione. Risultato: Pd in psicodramma, trovandosi di fronte ad un interlocutore, finora avversario, che non pone condizioni e non va oltre l’enunciazione di temi cari ad un partito moderato di centrodestra, senza il minimo alito di belligeranza politica.

Nessun pericolo per la democrazia all’orizzonte, dunque, nessuna base per uno di quei soliti anatemi che i dem, sedicenti difensori delle istituzioni, amano alla follia. E’ il panico, tanto che si diffonde la voce (poi smentita) di un ipotetico appoggio esterno all’eventuale governo Draghi. In una giornata drammatica anche per l’altra colonna del governo Conte 2, il Movimento 5 Stelle. La calata di Grillo a Roma, che ha partecipato all’incontro con Draghi, serve a ricompattare un mondo pentastellato chiamato alla prova di un Esecutivo guidato da una figura metafora di tutto ciò che nelle origini avversavano: il mondo delle banche, l’Europa, gli organismi sovranazionali, l'eccellenza. E per questo indigeribile all’ala oltranzista.

 

 

 

Grillo, però, dopo l’incontro con Draghi se ne va, lasciando a Vito Crimi l’onere di riferire ai giornalisti l’apertura condizionata al progetto. Lo stesso Crimi che, al momento dell’incarico assegnato all’ex governatore BCE, si era affrettato ad annunciare che non avrebbero mai votato in maniera favorevole. Per loro, sarebbe la terza giravolta a poco più di metà legislatura. Il sabato di dolore vissuto dall’accoppiata Pd-5 Stelle genera fibrillazioni non soltanto sul piano interno e, potenzialmente, del consenso, ma anche su quel progetto di alleanza strutturale su cui entrambe le governance stavano lavorando. E le amministrative sono in arrivo.