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Governo Draghi: Renzi esclude di fare il ministro. Zingaretti resta alla porta: "Ne parlerò con il premier e il Pd"

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Iniziano a delinearsi le forze politiche che sosterranno il governo Draghi. Nell'ambito del cosiddetto "toto ministri", sono spuntati anche i nomi dei due leader di Italia Viva e Pd, Matteo Renzi e Nicola Zingaretti. Sulla possibilità di fare il ministro, Renzi è stato chiaro: "pazio per me assolutamente no, sono molto divisivo. Sono stato oggetto di una campagna di fake news in queste settimane, ma ho fatto questa battaglia perché ci credevo. No, non sono della partita", ha detto l'ex premier.

 

Lascia la porta aperta, invece, il segretario del Pd: "Io ministro? Ne parleremo con il presidente Draghi e con il mio partito ma faccio il presidente di Regione e faccio già grande fatica così". Lo scenario che si va delineando, infatti, è quello di un governo politico, che vedrà comunque impegnati tecnici dall'alto profilo istituzionale che Draghi sceglierà per accompagnarlo nella realizzazione del suo programma. Al termine del primo giorno di consultazioni, è emerso come il premier incaricato intenda fare un secondo giro di consultazioni con le forze politiche che avranno mostrato la disponibilità a sostenere il suo esecutivo per entrare nel merito del programma.

 

E, presumibilmente, anche dei nomi del governo, sulla base dei quali Draghi dovrà poi chiedere la fiducia alle Camere. Non sarà facile, tuttavia, accontentare tutti i gruppi parlamentari che già nella giornata di giovedì hanno manifestato il proprio sostegno all'ex presidente della Bce, tanto più se venisse confermato il suo orientamento a ridurre a 16 i dicasteri. E, di conseguenza, anche i posti di sottogoverno. Ad ogni modo per l'economia, non si esclude che Draghi possa tenere per sè l'interim, circondandosi in via XX Settembre di sottosegretari provenienti da Bankitalia o dalla Bei.