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Vittorio Sgarbi attacca il M5S: "Hanno paura del voto, appoggerebbero anche Kim Jong un"

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Vittorio Sgarbi si scaglia ancora contro gli esponenti del Movimento 5 Stelle alle prese con il dilemma se appoggiare o meno l'esecutivo di Mario Draghi. Per il parlamentare e sindaco di Sutri non ci sono dubbi, alla fine i pentastellati si metteranno tutti in riga per paura delle elezioni anticipate. Su Facebook ha pubblicato un post ironico: "Altro che dire no a Draghi. I 5 Stelle in questo momento hanno una paura così fottuta di andare a votare - e di sparire - che appoggerebbero anche un Governo guidato da Kim Jong-un", il tutto correlato con una foto del dittatore nordcoreano.

In verità già da ieri aveva iniziato a prender di mira sui social i suoi bersagli preferiti. Ossia gli esponenti pentastellati e in particolare l'ex ministro alle infrastrutture Danilo Toninelli e la sua uscita sull'attività di governo: “Abbiamo fatto di tutto. Perfino annientarci negli uffici a lavorare". Aveva scritto il ministro. "Insomma, altri due mesi di governo e avremmo sterminato tutti i grillini", ha concluso Sgarbi che aveva criticato anche la scelta di non andare a votare: "Mattarella sembra aver dimenticato che nella prossima primavera gli Italiani, nelle stesse condizioni di sicurezza e rischio, saranno chiamati a votare a Torino, Bologna, Milano, Napoli, Roma, oltre che in Calabria e altri 1300 comuni circa. Nulla di più logico di un'election day che aggiunga alle amministrative le elezioni politiche.  Fino a quel momento governi totalmente assoggettati alle regole dei Comitati tecnici scientifici avrebbero comunque poteri ridotti, e non perché attenuati in tempi di campagna elettorale".

Insomma Sgarbi avrebbe preferito andare al voto insieme alle comunali nelle grandi città. Ma prima delle elezioni anticipate c'è il tentativo di Mario Draghi di mettere in piedi un governo. Le chance che l'operazione possa andare in porto sono aumentate nelle ultime ore dopo che prima dell'inizio delle consultazioni Conte ha detto che non sarà d'ostacolo alla nascita dell'esecutivo.