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Crisi governo, il doppio gioco di Renzi logora Pd e M5S: si allontana il Conte ter?

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La crisi di governo si appresta a vivere le ultime e più intense ore. Dopo la seconda giornata di consultazioni, riservate essenzialmente ai gruppi più piccoli di Camera e Senato e ai partiti della ex maggioranza di centrosinistra (manca solo Il M5S), la giornata di oggi è stata monopolizzata dallo show di Matteo Renzi. E dal suo doppio gioco.

 

Da una parte il leader di Italia Viva ha sfruttato il colloquio con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, per fare un vero e proprio comizio con i giornalisti al termine dell'incontro. E se, in quella sede, si è mostrato accomodante e rassicurante, dicendo "disponibile a un governo istituzionale" e invitando gli ex alleati a dichiarare "se ci sono o meno veti" su Italia Viva, dall'altra alcuni lanci di agenzia hanno chiarito i reali contenuti del suo incontro con il presidente Mattarella. In quella sede è emerso la sostanziale indisponibilità di Iv a un Conte ter, con il suggerimento a Mattarella di affidare un incarico esplorativo a un'altra figura, verosimilmente il presidente della Camera e terza carica dello Stato, Roberto Fico. Un "no" a Conte che cozza con la linea di Pd e M5S, che solo mercoledì avevano ribadito la propria volontà di ripresentare il nome dell' "avvocato del popolo" quale unico premier.

 

La giornata di domani si prospetta quindi decisiva: Mattarella nel pomeriggio incontrerà prima i partiti di centrodestra, riuniti in un'unica delegazione, poi il M5S. E da lì tirerà le somme e valuterà il da farsi. Renzi gioca quindi una partita di logoramento, cercando di "obbligare" Pd e M5S a convergere su di lui per avere una maggioranza solida, finendo per subirne scelte e decisioni. A meno che il premier non individui una figura in grado di formare un'esecutivo di unità nazionale, un esponente di prestigio a cui sarebbe difficile dire "no" oppure opti per un ritorno alle urne. Che obbligherebbe così Renzi a pesarsi di fronte agli elettori.