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Crisi, in Senato nasce il gruppo Europeisti ma i numeri non cambiano. Sempre più difficile la posizione di Conte

Giuseppe Silvestri 
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In Senato è nato un nuovo gruppo parlamentare: Europeisti-Maie-Centro democratico. Lo ha annunciato la presidente di Palazzo Madama, Maria Elisabetta Alberti Casellati in apertura dei lavori di questa mattina, mercoledì 27 gennaio. Casellati ha spiegato all'Aula di aver ricevuto la lettera che ai sensi degli articoli 14 e 15 del regolamento del Senato, consente la costituzione del nuovo gruppo parlamentare. Ha inoltre elencato i componenti: Buccarella, Cario, CausinDe Bonis, De Falco, Fantetti, Marilotti, Merlo, Rossi, Rojc. L'assemblea del gruppo, inoltre, ha eletto presidente il senatore Fantetti e vice Causin.

Nonostante il nuovo gruppo, non sembrano esserci cambiamenti nel numero dei senatori a sostegno del premier uscente Conte e della precedente maggioranza. Secondo i conteggi continuerebbero ad essere 154. In occasione della fiducia, il governo ottenne 156 consensi. Va aggiunto un parlamentare del Movimento 5 Stelle che era assente a causa del contagio da Covid, ma vanno sottratti i voti dei tre senatori a vita Cattaneo, Segre, Monti. Insomma la costituzione degli Europeisti al momento non sembra affatto cambiare gli equilibri. In attesa dell'inizio delle consultazioni da parte del presidente della Repubblica (oggi 27 gennaio con i presidenti di Senato e Camera), stando ai rumors, continuano le trattative dietro le quinte per cercare di allargare la maggioranza.

Ma nel Partito Democratico sembra sempre più ampio il fronte di chi non vuole legare la soluzione della crisi alla conferma di Conte premier, aspetto considerato invece fondamentale dal Movimento 5 Stelle e da un'ampia fetta dello stesso Pd. Appare ormai decisiva la posizione di Italia Viva. L'ex ministra all'Agricoltura, Teresa Bellanova, su RaiNews24 ha ribadito che "abbiamo detto che non mettiamo alcun veto. E non subiamo veti. Ma non c'è solo Conte". E ancora: "L'attenzione massima è sul programma". Le quotazioni del premier uscente, insomma, sembrano sempre più in ribasso.