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Roberto Speranza, il libro fantasma e l'aperitivo delle polemiche con Nicola Zingaretti. Il ministro fu invitato dal Pd e non si presentò

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L'iniziativa si chiamava #Milanononsiferma, promossa dal Partito Democratico Metropolitano milanese. Un aperitivo sui Navigli insieme ai giovani, per lanciare un messaggio chiaro: niente panico per il Covid, basterà isolare i focolai. Era la fine di febbraio 2020 e anche Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd, partecipò all'incontro, sottolineando che era sbagliato "diffondere il panico". Una scelta che si è rivelata un autentico autogol politico, visto come sono andate poi le cose. A quell'incontro era stato invitato anche Roberto Speranza, ministro della Salute, che però preferì non partecipare. Perché? Il governo aveva appena  istituito i primi cordoni sanitari nei comuni dove erano stati scoperti i casi di Covid. E Speranza era stato fortemente criticato. Non solo dall'opposizione e dalle categorie economiche, ma anche da una parte importante della sua stessa maggioranza. Nel libro fantasma scritto dallo stesso ministro, ritirato poi dal mercato, a quei giorni è stato dedicato il dodicesimo capitolo, intitolato La settimana della solitudine. Nel volume vengono ricostruiti proprio i giorni dell'inizio italiano della pandemia. Come ha svelato Il Giornale, nel libro è scritto che “subito dopo l’istituzione delle zone rosse comincio a ricevere messaggi fortemente critici. Il sentimento prevalente del Paese, oltre che di larghissima parte del mondo politico e del mondo economico, è che abbiamo fatto un errore. Ho esagerato l’allarme, abbiamo chiuso troppo e troppo in fretta, bisogna riaprire e il più possibile”. Speranza li considera i giorni più duri. Si sente solo, il clima al ministero è pesante e a far male sono soprattutto le critiche interne, la teoria che le restrizioni siano solo una esagerazione. Il ministro nel volume ricorda proprio gli hashtag #milanononsiferma e #bergamononsiferma, sposati da alcuni sindaci di sinistra, come Beppe Sala a Milano. Le critiche interne fanno ovviamente più male di quelle dell'opposizione e della parte del Paese che teme più le conseguenze economiche che quelle sanitarie. Ma nel capitolo Speranza pur definendosi "controvento insieme ai suoi", non svela chi della maggioranza si era schierato contro, anche se di sicuro c'era un pezzo del Partito Democratico, visto che dà vita al famoso aperitivo e invita lo stesso ministro che non si presenta. Ma se nel volume quell'evento viene sottolineato, non c'è nemmeno la citazione del segretario Pd, Nicola Zingaretti, che partecipò festante e convinto che la pandemia sarebbe rimasta sotto controllo. Speranza non lo nomina, a differenza di Beppe Sala. Forse un gesto di cortesia o magari l'intenzione, quando scrisse il libro, di non creare un caso politico con il principale partito della coalizione di centrosinistra. Dell'invito che fu recapitato a Speranza si viene a conoscenza soltanto ora e il fatto che abbia preferito non partecipare, conferma il distacco che c'era già allora tra l'esponente di Articolo Uno e il Partito Democratico, almeno una parte importante dello stesso. Del resto Speranza sostiene che “senza il peso di quei giorni forse avremmo potuto prendere prima alcuni dei provvedimenti di chiusura, e questo avrebbe ridotto il numero dei contagi e dei decessi”.