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Il governo sotto pressione di Salvini per la pace fiscale: si muoverà finalmente?

Francesco Storace
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Le cartelle esattoriali in arrivo agli italiani preoccupano anche a sinistra. Perché non fanno che acuire l’avversione verso il governo. Uno dei parlamentari più esperti del Pd sussurra all’orecchio: “Qui non è più questione di lotta all’evasione fiscale. Sono soldi che non arriveranno mai e Salvini ne approfitta per metterci all’angolo”,
Già Salvini, sta tornando ad essere l’incubo per la sinistra di governo. Perché è tornato a parlare di temi concreti e la proposta di saldo e stralcio serve a rientrare almeno in parte per l’erario e a stare in pace per i contribuenti. Ma all’economia non lo capiscono, sembrerebbe un cedimento.
E lui, il capo della Lega, non molla l’osso: “Non c’è più tempo: il governo smetta di litigare sulle poltrone (un teatrino irrispettoso) e blocchi l’invio di 50 milioni di atti e cartelle esattoriali che sarebbero la mazzata finale per famiglie e imprese”. Rivendicando la proposta di legge sulla pace fiscale presentata da mesi dal partito di via Bellerio. “Un governo serio la approverebbe subito”, afferma Salvini. Ma l’esecutivo non risponde.
Eppure ormai da molte parti arriva la richiesta di una tregua fiscale. Sta ripartendo l’attività di riscossione di un’evasione fiscale determinata più dallo Stato che dai contribuenti e dei tributi locali, comprese le multe non pagate, che il governo ha congelato nel 2020 causa emergenza Covid
Gli atti sospesi non arriveranno immediatamente visto che la mole va anche gestita sotto il profilo amministrativo, ma già la politica si interroga su come affrontare la questione della produzione di milioni di cartelle da recapitare in piena crisi economica da Covid. Una delle ipotesi è quella di un decreto ad hoc: in prima fila nella necessità di trovare una soluzione il vice ministro all’Economia Laura Castelli, che lancia l’ipotesi di una rottamazione quater. Ma finora si è trattato solo di parole. A Palazzo ci si chiede se occorrerà attendere di nuovo l’offensiva leghista per costringere il governo ad agire.