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Trattativa Stato-mafia: i primi contatti dopo la strage di Capaci

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I primi contatti tra la mafia e gli organismi dello Stato ci fu nel 1992, dopo la strage di Capaci dove fu ucciso il giudice Giovanni Falcone. Nell'autunno dell'anno precedente, infatti, Cosa Nostra aveva deciso di passare a una strategia stragista dopo le operazioni antimafia portate a termine dalle forze dell'ordine, che arrestarono 475 mafiosi. Secondo quanto ricostruito nei processi avvenuti negli anni, pochi giorni dopo la strage del 12 maggio 1992, vi fu un primo contatto tra il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno con l'ex sindaco di Palermo, Vito Ciancimino, affiliato al clan dei Corleonesi, per stabilire un contatto con Salvatore Riina, detto Totò. Secondo le dichiarazioni rilasciate da Massimo Ciancimino (figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito ), la trattativa, avviata da Totò Riina e Bernardo Provenzano all'inizio degli anni novanta, sarebbe proseguita almeno fino al 1994. Nel frattempo, tuttavia, all'indomani della strage di Capaci, il Consiglio dei ministri nella seduta dell'8 giugno 1992, aveva il decreto-legge Scotti-Martelli, che introdusse l'articolo 41 bis. E sarà proprio questo uno dei temi di trattativa e scontro negli anni a venire.