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Renzi sogna tre premier pur di buttare giù Conte

Francesco Storace
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Tre premier per Matteo Renzi. I rumori di Palazzo si fanno sentire assai, e il capo di Italia Viva non ci sta a fare l’agnello sacrificale dopo il pandemonio che ha scatenato.

Archiviata la posizione di Giuseppe Conte – almeno nella testa di Renzi – restano alcune opzioni per evitare il voto anticipato, che è l’unica vera preoccupazione del partito nato dalla scissione dal Pd.

Il paradosso è che Renzi potrebbe anche sostenere un presidente del Consiglio proveniente proprio dal partito di Nicola Zingaretti, che sul punto tace, perché ogni parola sarebbe rischiosa. E l’uomo è la prudenza fatta persona.

Oppure un altro del Pd proiettabile a Palazzo Chigi potrebbe essere l’attuale capo delegazione di governo, Dario Franceschini. Per Renzi l’uno vale l’altro, basta buttare giù Conte.

Ulteriore ipotesi è quella riguardante Luigi Di Maio, l’ambiziosissimo ex ragazzo di Pomigliano, che per guidare il governo – a costo di essere circondato da ministri Pd – si farebbe tagliare un braccio. Renzi si dice disponibile persino a sostenere un governo a guida cinque stelle, dopo avergliene dette di tutti i colori. Chiunque basta che non sia Conte, la politica ormai è così.

Dall’altra parte c'è il rischio che le ambizioni del toscanaccio di Rignano possa finire in un burrone a causa di qualche “responsabile” forzista catturato da Palazzo Chigi. Ma quanto potrebbe durare un governo così?

E soprattutto bisognerà fare i conti con Sergio Mattarella. Il capo dello Stato ha detto nel suo discorso agli italiani che questo è il suo ultimo anno al Quirinale. Per gli esperti di cose di Palazzo questo significa almeno un paio di questioni sostanziali. La prima è che non si vuole ricandidare. La seconda è conseguenziale: non si presta a pasticci per risolvere i casini provocati dalla politica. Quindi, soluzioni chiare, altrimenti non è preclusa alcuna strada, inclusa l’opzione elettorale. Che non è più il bluff agitato fino a poco tempo addietro. Adesso può diventare l’ipotesi più concreta e in fondo la più gradita dalla maggioranza degli italiani che non ne possono più di Conte e compagnia.