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Ecco come Calenda svergogna il governo sulla vaccinazione anti Covid

Francesco Storace
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Un mito. Non c'è alcun dubbio. Quando Carlo Calenda si mette alle calcagna di qualcuno non lo molla fino a che non lo vede accasciarsi al suolo. L'importante è scegliere il bersaglio da colpire e su twitter affonda. Lo ha fatto anche sui vaccini e il gioco in verità è anche abbastanza facile. Basta saper far di conto.

Di petto è stato preso Roberto Speranza, ministro della Salute. Il fondatore di Azione lo ha buttato a terra con un po’ di numeri: “Speranza vuole vaccinare 13 mil di persone entro fine marzo. Pfizer, Moderna e Astra dovrebbero consegnare le 26 mil di dosi necessarie. Parliamo di 300.000 somministrazioni al giorno. Considerando mezz’ora tra pratiche e iniezione, calcoliamo 16 dosi per operatore al giorno. Ciò vuol dire che occorrono 18.750 operatori qualificati dedicati solo alla vaccinazione. A oggi ne mancano 15.000 che Invitalia sta selezionando con apposito bando. Non sono chiari i punti di somministrazione oltre ospedali e sviluppo sistemi informatici. Questa la situazione”.

E’ evidente che anche se si dovessero ridurre della metà i tempi per ciascuna somministrazione, saremmo di fronte a qualcosa di biblico. Come fa il governo a pensare di poter rassicurare tutta la popolazione italiana è un mistero, e diventa persino inutile la litania della vaccinazione obbligatoria. Non ci sono i tempi.

Per fortuna lo dice Calenda, che non è iscritto al partito dei no-vax. Ma la questione è maledettamente seria e se la poni sul tavolo ti becchi l’epiteto di negazionista. No, negazionista è chi occulta la realtà dei fatti. E i fatti dicono che l’Italia sta davvero in difficoltà con l’organizzazione della vaccinazione anti Covid.

Vedremo come faranno a rispondere, ciascuno per le loro responsabilità, Conte, Speranza e Arcuri, il mago della primula per la fiala da inoculare ai cittadini.

Si ha la sensazione di un’indecorosa sceneggiata sulla pelle dei cittadini.