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A Conte manca il vaccino contro la crisi

Francesco Storace
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Lo capiscono in pochi il secondo giro di consultazioni di Giuseppe Conte. Certo, c’è il disperato tentativo di salvare le natiche, ma è la strada giusta vedere oggi Pd e Cinquestelle e domani - se li incontrerà - quelli di Italia Viva e di Leu? La crisi che si è aperta - se non è di poltrone - non la capisce nessuno. E' vero che in ballo c’è la gestione dei servizi e di centinaia di miliardi europei. Ma mentre sulle barbe finte non accadrà nulla, la questione dei soldi è manfrina. Quando arriveranno e se arriveranno sarà non prima di metà del prossimo anno. Un’era glaciale. Poi, i soldi saranno a rate. La maggior parte saranno spesi dal governo della prossima legislatura, perché comunque nel 2023 si dovrà votare.

La partita di Conte si chiude (positivamente) solo con un rimpasto, ogni giorno più ampio. Ma se si muove con gli incontri di delegazione la liturgia sarà devastante. Ha fatto sorridere molti esperti di cose politiche la domanda che il premier ha rivolto a Nicola Zingaretti nell’incontro col Pd: “Ditemi quali ministri intendete cambiare tra i vostri”. Figurarsi se il segretario del partito glielo diceva davanti ai suoi compagni.... Queste cose si decidono faccia a faccia tra capi partito e non con altri soggetti. Conte prima o poi lo dovrà capire. Gli manca davvero il vaccino contro la crisi...

Per questo la messa cantata degli incontri con i capidelegazione e i segretari è stata una decisione sbagliata. I leader si sentono meno liberi così. Andando avanti in questa maniera la confusione rischia di arrivare ben oltre la Befana e basta un semplice inciampo per rotolare ad elezioni. Conte avrebbe bisogno di qualche consigliere un po’ più esperto di Rocco Casalino, diciamo. Anche perché sembra finita l’epoca d’oro dei sondaggi: adesso funzionano solo quelli di Nando Pagnoncelli e ci sono molte malignità in giro sui rapporti tra Palazzo Chigi e l’Ipsos...

Il crollo del modello italiano nella lotta alla pandemia è crollato nell’opinione pubblica: la seconda ondata è stata davvero letale per l’esecutivo, il pasticcio Oms gestito ancor peggio - se possibile - di questa incredibile verifica di governo. Difficile resistere agli assalti alla fortezza in questa condizione. L’unico vantaggio di Conte è la debolezza oggettiva di Matteo Renzi, se il Pd lo isola. Ma Zingaretti può permettersi di fare il gioco di un premier che ormai detesta più dell’ex premier?