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Scontro Grillo-Mentana sulla giuria per le notizie dei media

Jacopo Barbarito
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Un portavoce del M5S indagato non sarà automaticamente sospeso. Mentre il codice di comportamento del Movimento 5 Stelle passa con il 91% di voti favorevoli sui 40.954 espressi online -meno della metà degli iscritti, in tutto 135.023 a ottobre -, Beppe Grillo lancia una stretta sull'informazione e i vertici pentastellati ribadiscono che nulla è cambiato rispetto allo spirito originario del M5S. La presunta svolta garantista? Un tentativo maldestro della stampa di "farci sembrare uguali agli altri partiti", dice Luigi Di Maio a commento della nuova norma che disciplina l'etica pentastellata. Le bufale sul web e il controllo della rete? Un "tribunale dell'inquisizione" voluto da Mattarella, Renzi e Pitruzzella a cui contrapporre una "giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media", afferma - sempre sul blog - il leader politico dei Cinquestelle. E spiega come dovrebbero essere formati gli ipotetici tribunali popolari: "Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali". Se una notizia viene dichiarata falsa, "il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo", esagera il garante. Conclude Grillo: "Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa". Immediata la replica sul web. Il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana annuncia querela per diffamazione. "Fabbricatori di notizie false è un'offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge", spiega il direttore su Facebook che, in attesa della giuria popolare, chiede a Grillo di trovarsi un avvocato e promette: "Ne risponderà in sede penale e civile".