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Movimento 5 Stelle, sì a terzo mandato e alleanze politiche per gli enti locali: ormai è un partito come gli altri

Giuseppe Silvestri
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Nel Movimento 5 Stelle tutto cambia e i cardini su cui era fondato il gruppo dell'anti-politica, quello che voleva aprire il parlamento come se fosse una scatola di tonno e che ad ogni parola accusava la casta, crollano davanti al voto sulla piattaforma Rousseau. Arrivano quindi il sì al terzo mandato per gli eletti e il via libera all'alleanza con i partiti tradizionali per gli enti locali. In pratica il Movimento 5 Stelle diventa a tutti gli effetti un partito come gli altri. Il M5S fa sapere che alle votazioni interne hanno partecipato 48.975 aventi diritto che hanno espresso complessivamente 97.685 preferenze. Per il via libera al terzo mandato, necessario per la ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma, ha risposto sì l'80.1% e no il 19.1%. Il quesito era il seguente: "Sei d’accordo a impegnare il Capo politico ed il Comitato di Garanzia a modificare il cosiddetto mandato zero, escludendo dal conteggio del limite dei due mandati elettivi, un mandato da consigliere comunale, municipale e/o presidente di Municipio?".

Il secondo quesito era sulle alleanze: "Sei d’accordo con la proposta del Capo politico di valutare, sentito il Comitato di Garanzia, la possibilità di alleanze per le elezioni amministrative, oltre che con liste civiche, anche con i partiti tradizionali?". In questo caso ha risposto sì il 59.9% e no il 40.1%. Sulle due questioni gli esponenti di spicco del M5S erano sempre stati irremovibili. Ma del resto senza l'abolizione del paletto sul terzo mandato i big del partito avrebbero tutti dovuto interrompere la carriera politica e tornare al lavoro. Oppure trovarsene uno.