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Crisi in Regione, Leonelli chiede verifica di maggioranza nel Pd

Ale. Ant.
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Tanti attacchi, forse troppi e inaspettati. Critiche ad una presunta assenza del partito in questa vicenda, una specie di concausa della crisi. Eppoi la ricostruzione iniziale, ritenuta da più d'uno "irrispettosa e riduttiva" (Brega) e "insufficiente" (Barberini). Così alle due di notte di venerdì 4 marzo - nel suo intervento conclusivo in una direzione Pd dai toni non furibondi ma dove si è versato ancora sangue per una delle ferite più dolorose che il Pd umbro ricordi - il segretario regionale Giacomo Leonelli è arrivato a chiedere una verifica sulla maggioranza che lo ha eletto. Sì perché se la sua candidatura era nata come compromesso tra bocciani ex popolari, renziani della prima e seconda ora e neorenziani giovani turchi, giovedì 3 marzo al Park hotel di Ponte San Giovanni i primi e anche un po' dei secondi gli hanno voltato le spalle. "Occorre a questo punto una verifica della maggioranza che mi ha eletto - ha detto - dobbiamo essere nelle condizioni di affrontare il grosso lavoro che ci attende". Leonelli non accetta delegittimazioni, sa di avere i numeri negli organi di partito e li vuole far pesare mettendo la fiducia sul suo nome. Renziano, indubbiamente. La data per la resa dei conti non è stata fissata ma dovrebbe tenersi in un'assemblea regionale che Leonelli vorrebbe indire prima di Pasqua. Mercoledì 9 marzo intanto c'è il consiglio regionale e la presidente Marini oltre a portare il bilancio vuole presentarsi con Barberini in giunta per poi fare comunicazioni formali sulla crisi con la maggioranza compatta (i bocciani tutti a più riprese hanno ribadito che "stima e fiducia nei suoi confronti non sono in discussione, idem per la compattezza del partito e dell'agibilità del governo regionale"). E' stata la prolusione del segretario a fare indispettire molti: ha parlato di crisi politica "con la p minuscola", tutta incentrata "sull'assetto delle nomine", ha invitato a dismettere le diverse "casacche di correnti interne" o "finte fazioni di innovatori contro conservatori" ("siamo nella stessa squadra, pensiamo ai 120mila elettori che hanno votato Pd senza indicare nomi"), rilanciando il documento di otto punti (dato per approvato all'unanimità alla fine) su una nuova sanità con asl e aziende ospedaliere uniche, su cui sia l'ex assessore Barberini sia Marini hanno convenuto. Dunque la cornice dell'accordo c'è ma mancano altre due cose, come ha poi ricordato il consigliere regionale Smacchi: la soluzione al problema che ha innescato la crisi (il convitato di pietra mai citato Walter Orlandi, e la sua nomina a direttore regionale sanità) e un nuovo approccio per i prossimi quattro anni di legislatura "accelerando" sull'innovazione. Smacchi che ha ribadito come tenuta della maggioranza e patto di legislatura non siano mai stati in discussione, ma che sono venuti meno "metodo, condivisione e rispetto non solo ma anche sulle nomine". Proprio sulla necessità di cambiamento è intervenuto il segretario provinciale di Perugia Rossi, che ha ricordato ai renziani autoproclamati tali, che "Renzi a Roma quando nomina mette nuovi nomi, che prima non c'erano". Per Rossi va capito "a chi rispondono davvero le tecnocrazie umbre". Di nomine "trasparenti e meritocratiche" ha parlato Fancelli, che ha difeso Marini attaccando derive correntizie e rievocando la questione morale. Il sindaco di Gualdo Presciutti ha insistito sul buon senso del rinnovamento ("la regola dei due mandati deve valere per tutti") invitando il partito "che doveva prevenire questa crisi" ("bisognava fare più direzioni" ha detto poi Ciliberti) a non essere ipocrita "facendo qui una finta pace per poi ricominciare la guerra subito dopo". Per la Pesaresi se la classe dirigente non è all'altezza delle scelte si perdono città, come a Perugia. Di Girolamo ha difeso nomi e scelte della sanità umbra, invitando all'armistizio. Per Guasticchi la crisi è nata su facebook, "dove tutti sono statisti e postano di tutto, la comunicazione è stata gestita male" così come la mediazione: "la cosa più ridicola è che anche uno come me è diventato un mediatore". Anche Brega ha attaccato i pontieri, Leonelli su tutti, reo di non aver detto niente nell'introduzione delle dimissioni di Barberini, "un gesto non banale quando neanche un parcheggiatore abusivo si dimette". Dopo aver assicurato lealtà e rispetto mai venuti meno "a Catiuscia e al gruppo" Brega ha però sottolineato che "c'è un macigno che pesa su di noi" e che bisogna "andare oltre il documento sulla sanità". E cioè va rimosso lo scoglio Orlandi, altrimenti niente rientro in giunta. Che la rottura "è stata sul metodo e non sui nomi" lo ha ribadito lo stesso Barberini. "Assenza di metodo, di confronto e non riconoscimento del valore dell'innovazione mi hanno portato alle dimissioni". La discussione è degenerata per "responsabilità comuni, le parole scritte maneggiate male diventano sassate anche per chi le ha lanciate". Critiche a un Pd poco pluralista "che guarda ancora troppo a dove veniamo e non a dove vogliamo andare". Evocato Orlandi quando ha criticato "personaggi inamovibili allo stesso posto da 20 anni". Anche qui si gioca il rinnovamento. Poi è toccato alla presidente Marini, che ha detto basta a lacerazioni provocate da appartenenze correntizie, "non dobbiamo consegnare al consiglio un dibattito le mozioni". E ancora sul partito, "il Pd è un soggetto, non uno spazio politico". La direzione regionale non deve più "vivere per componenti". Per mercoledì ha annunciato dieci minuti di comunicazioni ufficiali sulle nomine fatte alle asl e alle aziende ospedaliere ripercorrendo "criteri e metodi improntati solo su curriculum esperienza e competenza. Sono orgogliosa che nella riforma Madia ci siano le stesse norme della nostra legge". Quindi ora bisogna "risarcire gli umbri della brutta pagina che abbiamo scritto, non con un formale accordo ma con scelte programmatiche e di riforme. (...) Non c'è una sola persona ferita, c'è anche una presidente della giunta che ci mette la faccia". Da qui l'invito-appello a presentarsi in consiglio "con Luca Barberini in giunta regionale".