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Crisi in Regione, è tregua armata. Ma senza accordo tutti a casa

Marini e Barberini

AleAnt
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Avanti prima lei. No tocca a lei. Non vuole arrivare alla mozione di sfiducia Luca Barberini, ma rientrare in giunta prima che “siano stati rimossi tutti gli ostacoli” - come ha rilanciato Andrea Smacchi nella prima turbolenta riunione del gruppo Pd - proprio no. E se la fine di marzo viene vista come una dead line, Barberini prende tempo. Per un nuovo patto di legislatura possono servire mesi. Soprattutto, rientrare in giunta senza che sia stato sciolto il nodo Orlandi non esiste. Così la tregua armata siglata nella riunione di tre ore di martedì mattina avrà una prosecuzione già mercoledì, in cui si dovranno sciogliere le riserve. Se la Marini sulle dimissioni di Orlandi non fa un passo indietro, le soluzioni per un nuovo assetto degli apicali della sanità sarebbero già al centro delle discussione. Qualcuno intravede una luce in fondo al tunnel. E non ci sono spazi per altre deleghe. Se Leonelli smentisce di aver fatto lui l'offerta, Barberini conferma la frase “Rifiuto i rifiuti”, pronunciata da lui stesso sull'ipotesi di uno scambio di deleghe proposto dai mediatori nella mattinata di lunedì che prevedeva ambiente e bilancio al posto della sanità. Del resto lo stesso Leonelli prima di smentire su facebook aveva commentato le notizie sempre sul social network con altre parole. Criticando cioè il fatto che “una delle due parti si affretta a riportare ai giornali (distorcendo a proprio ovviamente) i contenuti di un colloquio riservato con colui che dovrebbe tessere la tela". Insomma un colloquio con all'ordine del giorno un'ipotesi di scambio di deleghe c'è stato. Difficile smentirlo. A prescindere da Leonelli. Una riunione del gruppo Pd a tratti surreale, con alcuni impegnati più a fare lanci di comunicati che a ricucire, e le due posizioni, quelle di Marini e Barberini, che sono rimaste lontane per un buon lasso di tempo. E non sono stati i pontieri a svolgere un ruolo fondamentale, bensì il passo in avanti fatto nel finale sia dalla presidente Marini che da l'ex assessore Barberini. Che ha ribadito il no al mercanteggiamento delle deleghe: rientrerà soltanto con la sanità e nel quadro di un nuovo patto di legislatura. Ed è qui che è arrivata la proposta-ultimatum della Marini: ricomposizione dell'assetto di giunta in tempo brevi, "senza questo presupposto non vado in consiglio con documento di programmazione (ex Dap) e bilancio". Come dire: c'è il rischio che salti la legislatura. Dead line i primi di marzo, visto che il primo atto deve essere approvato entro il 15 del mese e il bilancio entro il 30 ed entrambi prevedono il doppio iter commissione-assemblea. A contingentare i tempi anche la Pasqua. In cambio ci saranno significativi cambiamenti nell'ambito appunto di un nuovo patto di legislatura. Niente dimissioni di direttori neonominati, ma un diverso assetto della macchina, nell'ampio ventaglio di poteri in capo alla presidente, si profila all'orizzonte.