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Clamoroso a Palazzo Cesaroni, la Casciari entra e fa fuori Biancarelli

Carla Casciari

Ale. Ant.
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Clamoroso cambio in corsa a palazzo Cesaroni. Esce Biancarelli, entra Casciari. E non sono della stessa squadra. Andavano calcolati tutti i voti espressi, compresi quelli ai candidati presidente, non solo quelli delle liste. Così il 2,5% non doveva scattare per Giuseppe Biancarelli di Umbria più Uguale, ma erano voti buoni per Carla Casciari, ex vicepresidente della giunta, che da mercoledì 7 ottobre è la dodicesima consigliera del Pd. E' quanto ha stabilito il Tar dell'Umbria. “Il Tar dell'Umbria ha accolto il ricorso in materia elettorale della dottoressa Casciari – spiega l'avvocato Roberto Baldoni, dello studio Baldoni Rampini – e, di conseguenza, è stata proclamata alla carica di consigliere regionale in sostituzione di Giuseppe Biancarelli, della lista ‘Umbria più uguale – Sinistra Ecologia e Libertà – La Sinistra per l'Umbria'”. Il Tribunale ravvisa l'”erronea applicazione dell'articolo 14 della legge regionale Umbria 4/2015 (la legge elettorale riformata col contestatissimo premio di minoranza, tra le altre cose, ndr) e dell'articolo 15 commi 6 e 7 della legge 108/1968 e di eccesso di potere sotto i profili del travisamento, erroneità dei presupposti e di carente istruttoria”. Nello stabilire la soglia del 2,5 % del totale “dei voti validamente espressi nell'intera circoscrizione” - così esplicitandosi, sostiene il Tar, “la volontà di calcolare la soglia percentuale di sbarramento avendo come termine di riscontro tutti i voti validamente espressi dagli elettori” - l'ufficio centrale regionale al contrario “ha calcolato tale soglia prendendo come riferimento unicamente le cifre elettorali delle liste”, senza considerare anche tutti i “voti validamente espressi” ottenuti dai candidati alla presidenza della giunta. Biancarelli annuncia ricorso al consiglio di Stato, con tutti “gli strumenti che le normative consentono”, impugnative comprese, dicendosi “perplesso dal punto di vista politico, un monocolore così a chi giova? Si toglie pluralità dentro la maggioranza”.