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Leonelli: "Avanti verso un partito nuovo. Non mi faccio bollire"

Giacomo Leonelli, segretario regionale del Pd

Diego Aristei
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“Non bollirò. Io lavoro al progetto Umbria 2020 che guarda al rinnovamento. Catiuscia Marini e Gianpiero Bocci condividano con me questa nuova idea di partito”. Giacomo Leonelli dal 16 febbraio di quest'anno è il segretario regionale del Partito democratico. Renziano della prima ora ha dovuto gestire la drammatica e sorprendente sconfitta di Perugia da parte del centrosinistra. Un vero e proprio caso nazionale. Come accade nella vita, ci sono sempre gli esami di ripetizione. Tra pochi mesi si vota per la Regione; un appuntamento con un solo obiettivo: vincere. Perugia non è diversa da Roma. Anche dalle nostre parti il Pd è alle prese con una forte discussione. Se poi ci si mettono anche la scelta per il nuovo numero uno della Regione e per i candidati in lista, la pentola a pressione rischia di scoppiare. Segretario, preoccupato di questa situazione a pochi mesi dalle elezioni? “E perché mai dovrei essere preoccupato. Sappiamo bene cosa è successo alle amministrative rispetto alle Europee. Dobbiamo ora confezionare una proposta più vicino al voto europeo (50%) e più distante dalla consultazione amministrativa, dove lo stesso giorno abbiamo ottenuto poco più del 30%”. Facciamo subito chiarezza: lei vedrebbe bene la riconferma della Marini alla guida della Regione? “Il partito deve fare la sua discussione. Non serve una decisione affrettata. Le elezioni ci sono a marzo e abbiamo tutto il tempo per decidere nel miglior modo possibile. Dobbiamo evitare la spaccatura tra il gruppo dirigente del partito e gli elettori così com'è avvenuto a Perugia con la scelta a candidato di Wladimiro Boccali”. Insomma Marini sì o Marini no? “Non è questo il punto. Il Pd deve prendere la decisione non in maniera verticistica con tre o quattro persone che vanno al ristorante e si accordano per i loro destini. Voglio una discussione che parte dal basso, dagli elettori. E' l'obiettivo delle Primarie delle idee. Un modo importante, questo, per parlare con la nostra gente, con i circoli fino ad arrivare alla segreteria regionale. Il tempo delle scelte dentro le stanze del partito è finito. Un partito che vive di primarie deve essere aperto e rispondere agli elettori”. Segretario, una domanda che si fanno molti: ha forse intenzione di candidarsi alla Regione? “Guardi, il mio nome non è un problema. Se serve per il partito mi metto in lista. Concentrare l'attenzione sulla mia candidatura o meno, francamente mi sembra ridicolo. La scelta dei nomi che correranno per un posto a palazzo Cesaroni (sede del consiglio regionale, ndr) sarà l'ultimo tassello”. Tutti parlano di volti nuovi del Pd per la Regione. “E' quello che penso. In questo mese cerchiamo di capire qual è il giudizio sia sulla giunta sia sui consiglieri uscenti. Leggo che molti hanno già incominciato la campagna elettorale. Può accadere anche che coloro i quali hanno fatto un solo mandato non vengano riconfermati”. Con quest'affermazione le fibrillazioni in casa Pd aumenteranno. “Quello che posso dire è invitare tutti, aspiranti e consiglieri in carica a svolgere al meglio il loro mandato in queste settimane e non pensare alla campagna elettorale che si fa quando uno è candidato. Mi sembra che molti danno per scontata una loro discesa in campo”. Sulla legge elettorale il suo partito è ancora alla ricerca di una posizione unitaria soprattutto per quanto riguarda i collegi. “Nel Pd la posizione è maggioritaria per quanto riguarda il collegio unico. Il partito deve accettare la sfida del regionalismo abbandonando i campanilismi. Alcuni esponenti ternani sono per i due collegi. Abbiamo chiesto al capogruppo Renato Locchi di verificare quale tra le due ipotesi ha una maggiore convergenza in consiglio regionale. Adesso è arrivato il momento delle scelte”. Il nome del suo partito è democratico. A lei sembra democratico non partecipare a un'iniziativa della minoranza come la festa che si svolge a Casa del Diavolo? “Facciamo chiarezza. Io non voglio essere un segretario equilibratore ma dire quello che penso ed è giusto fare per il bene del partito”. Fatta questa premessa? “Io ascolto tutti e non ho alcun problema politico con la minoranza. Nei prossimi giorni farò un'apertura in segreteria nei confronti della minoranza stessa quando sarà più chiaro anche il quadro nazionale. All'iniziativa di Casa del Diavolo, ho concesso anche il simbolo. Ci sono delle cose che però non posso tollerare”. Le spieghi, allora. “Intanto aver articolato la discussione in forum tematici. Il Pd ha i suoi forum e qui si corre il rischio di dare vita a una sorta di partito ombra. Si parla poi di una costituente della sinistra. Il Partito democratico è unico, non è possibile che un pezzo si federi con altre formazioni. O si sta nel Pd o si esce ed io su questo chiedo un chiarimento. La minoranza ha perso sia il congresso nazionale sia quello regionale. La domanda che mi faccio è: stanno abbandonando il Pd e stanno lavorando per un nuovo soggetto politico? E' giunto il momento del chiarimento”. Com'è il lavoro del segretario regionale umbro del Pd con due pesi massimi come la presidente della giunta regionale Catiuscia Marini e il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci? “Ho un rapporto dialettico sano. Non sono loro a creare problemi. Il fatto è che questo partito per troppi anni è stato abituato a ragionare per cordate. Marini e Bocci sono figure importanti, ci mancherebbe altro, ma credo che spesso siano loro stessi vittime inconsapevoli di certe vecchie dinamiche. A Marini e Bocci chiedo di lavorare per costruire in Umbria un nuovo partito che è al passo con i tempi”. Forse è anche colpa del segretario regionale che non riesce pienamente a far valere la sua nuova azione politica. “Può darsi ma di certo non mi do per vinto. Bisogna ritrovare il senso di un confronto. Voglio essere chiaro: quando dico qualcosa in camera caritatis, anche esponenti di spicco sono d'accordo, poi inspiegabilmente sulla stampa o nelle assemblee non emerge nulla. Vede, in questo partito prevale ancora il concetto di corrente con una dinamica verticistica”. Segretario, pare di capire che ha ancora tanto lavoro. “Certamente, realizzando il progetto per l'Umbria del 2020 una regione che ha sentito la crisi come nessun altro, che ha un tasso di disoccupazione elevato. In sostanza un progetto che possa cogliere il cuore dei più deboli e in modo particolare i giovani. Non si possono rimettere i cocci e fare finta che non è successo nulla. Il nostro deve essere un progetto totalmente nuovo che guarda alla meritocrazia”. Riuscirà in questa impresa? "Sono determinato e testardo. Sia chiara una cosa: di certo non mi faccio bollire". Twitter:@AristeiDiego