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Condanna per razzismo, botta e risposta tra Coletto e Bori

Alessandro Antonini
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“E' il classico reato d'opinione. Niente di gravissimo. E sono stato riabilitato. Farebbe bene Pd a guardare nei suoi ranghi, quanti indagati e condannati ci sono. Può essere considerato un errore rilevare che c'era un campo nomadi abusivo e segnalarlo alle autorità? Se è così allora, sì, ho commesso un errore”. Risponde così l'assessore regionale alla sanità, Luca Coletto, a latere della prima seduta dell'assemblea legislativa. Che si è aperta appunto con la polemica e gli attacchi del Pd sulla condanna di diversi anni fa riportata  dal leghista veneto per la violazione della legge Mancino (propaganda di idee fondate su odio etnico o razziale). "Avere in giunta una persona che ha subito una condanna è grave", ha detto il consigliere Dem Tommaso Bori nel suo intervento in consiglio regionale, assente lo stesso Coletto (che è arrivato a lavori conclusi), "ma una condannata per razzismo è inaccettabile. L'Umbria respinge le idee portate avanti dal nuovo assessore. Chiediamo alla presidente se sapeva o era allo scuro. La delega alle discriminazioni data a Coletto è un cortocircuito". A difendere Coletto gli altri esponenti del Carroccio. “Che il Pd pretenda di dare lezioni agli altri su come Governare l'Umbria con tutto quello che ha combinato in questi anni, dall'ambiente ai trasporti passando per l'economia è grave, ma che lo faccia in materia di sanità è addirittura offensivo nei confronti dei cittadini e degli operatori onesti che nonostante tutto tengono in piedi la nostra sanità”. Sono queste le parole del senatore della Lega, Luca Briziarelli a margine dell'insediamento del neo consiglio regionale dell'Umbria e dopo le dichiarazioni di Bori contro il neo Assessore Coletto per la raccolta di firme per lo sgombero dei campi nomadi del 2001.