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Due siti contaminati nei piani di bonifica mai attuati

Alessandro Antonini e Sara Minciaroni
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Le istituzioni sapevano. Quelle aree erano contaminate. E dovevano essere bonificate. Due dei siti dove sono state sotterrate ceneri e rifiuti sono presenti in una delibera della giunta regionale (la 657 del 2012) che elenca i siti umbri oggetto di procedimento di bonifica e ancora prima nel piano regionale di bonifica delle aree inquinate del 2009. Andiamo con ordine. La delibera 657, al numero quaranta dell'anagrafe dei siti da bonificare, cita un'azienda metalmeccanica dell'area industriale di Tavernelle, dove è emerso che sono state stoccate e nascoste sotto terra ceneri da combustione di centrali elettriche a carbone provenienti dagli impianti La Spezia, Vado Ligure e dal porto di Genova. Non è chiaro dalla delibera se la bonifica riguardava altri aspetti legati all'inquinamento del territorio, ma nella stessa area industriale c'è il sospetto che oltre alla ceneri siano stati "occultati" rifiuti di altro genere. Un intero laghetto sarebbe stato svuotato e "riempito" in una sola notte. Il piano di bonifica invece, nella sezione dei "siti di interesse pubblico ai fini dell'attuazione di programmi ed interventi di riconversione industriale e di sviluppo economico produttivo, contaminati da eventi antecedenti al 30 aprile 2006". Al secondo posto appare l'ex centrale di Pietrafitta nel Comune di Piegaro: area individuata nel programma regionale per la riqualificazione dell'offerta insediativa per le attività produttive. Aree di rilevanza regionale per le delibere regionali. 661/2004 e 1029/2005. Negli atti è scritto a chiare lettere che "la società Valnestore Sviluppo srl (società di enti pubblici), proprietaria del bene, ha sottoscritto un protocollo d'intesa con un'impresa locale e l'Università di Perugia per la creazione di un polo di eccellenza sulle rinnovabili". Doveva essere una silicon valley, ad oggi sono 180 ettari abbandonati (basta vedere in che stato è l'ex centrale) e contaminati. Nonostante gli intenti. Nel piano - siamo al febbraio 2009 - c'è scritto che "l'ultimo stralcio del progetto di rifunzionalizzazione potrà essere appaltato al termine dei lavori di demolizione e urbanizzazione attualmente in corso". E ancora: in corso i lavori dei progetti di "rimozione dell'amianto e delle fibre in ceramica e di bonifica superficiale del terreno". Bonifica non meglio specificata. In corso anche l'"urbanizzazione e la rimozione di alcuni corpi di fabbrica". I due interventi sono stati avviati con i fondi Docup e ammontavano a 2.800.000 euro. La realizzazione del primo stralcio del piano attuativo, già approvato dal Comune di Piegaro, prevedeva interventi per 8.000.000 di euro. Che fine hanno fatto questi investimenti e il progetto descritto? Il laghetto nero, le discariche di rifiuti e ceneri che riaffiorano dai campi coltivati, sono ancora lì. Assieme ai morti di tumore e ai loro familiari, che ora vogliono sapere se esiste un collegamento tra tutti gli aspetti di questa vicenda.