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Tortura per l'ex grifo Saadi Gheddafi

Saadi Gheddafi

Eleonora Sarri
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Due minuti e 4'' di immagini che sembrano venire dal Medioevo, anche se vittima e carnefici indossano abiti moderni. Lui, Saadi al Gheddafi, ex calciatore del Perugia e poi dell'Udinese e della Samp, porta una tuta verde, con righine bianche, quella della nazionale libica di una volta e sugli occhi gli hanno stretto una benda nera che non gli permette di vedere.  GUARDA IL VIDEO I carcerieri-torturatori trascinano nella stanza un marchingegno degno dell'Inquisizione, lo fanno sedere a terra lo costringono ad alzare le gambe e e gliele imprigionano, con i piedi scalzi su una barra di ferro, le piante rivolte verso l'alto, le caviglie bloccate con dei lacci. Ed ecco che un aguzzino lo colpisce più volte con una verga sotto i piedi. Saadi grida, contorce i piedi e le dita. Altra scena: lo fanno sedere su una sedia e uno dei torturatori gli urla qualcosa e lo colpisce anche con degli schiaffi. Quanto lontane queste crudeli immagini dal suo arrivo in Italia ed alla festa della sua presentazione al castello di Torre Alfina, ospite di Luciano Gaucci, che gli consegna la maglia biancorossa con il numero 19 e la scritta "Saadi". Serse Cosmi, l'allenatore, gli concesse appena una comparsata di 15' nel finale della partita Perugia-Juventus (di cui il libico era non solo tifoso ma socio).