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Salma ferma in obitorio da un mese, cremazione bloccata dalla burocrazia

Eleonora Sarri
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Una salma all'obitorio da un mese. “E pensare che era credente”, dice colui che è stato compagno del defunto “per cinquant'anni”.  Ma come si è creata questa situazione? L'uomo deceduto è stato ospite della residenza protetta Fontenuovo. Viste le condizioni di non autosufficienza economica, il Comune si faceva carico di una parte della retta. Il tribunale aveva inoltre nominato come amministratore di sostegno il suo compagno di sempre. L'assistito se n'è andato a fine maggio. La legge prevede che spetti al Comune di farsi carico dei funerali di persone indigenti. Ma l'uomo, prima di morire, ha scritto di voler essere cremato e che le ceneri fossero affidate al compagno. Ora però la burocrazia blocca tutto: ci sono dubbi su come interpretare la normativa. Non si sa se il Comune intenda aderire all'interpretazione secondo cui per procedere alla cremazione è necessario un atto “registrato”, alla stregua di un testamento. Ma il compagno non è in grado di sostenere il costo di un simile adempimento e va dritto al sodo: “Non vanno ad ogni modo rispettate le volontà del defunto? Quanto tempo dovrà restare in cella frigorifera?" Del problema sono stati interessati i Servizi cimiteriali e la segreteria dell'assessore Wagué. E il compagno ha scritto pure al sindaco Andrea Romizi ricordandogli quanto il defunto, una volta morto, volesse solo essere riportato “a casa”.  Servizio completo a cura di Alessandra Borghi sull'edizione di venerdì 3 luglio del Corriere dell'Umbria