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Incubo finito dopo 15 anni: assolto dall'accusa di abusi su una bimba

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Maurizio Muccini
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Sulla sua testa un'accusa infamante. Che ha distrutto quasi quindici anni della sua vita. Quella di aver abusato sessualmente di una bambina all'epoca dei fatti di appena dieci anni, figlia tra l'altro di suoi cari conoscenti. E in più di un'occasione, sia all'interno della sua abitazione che nel corso di alcune lunghe passeggiate in strada. Costrizioni continue e palpeggiamenti nelle parti intime, come recitano con forza gli atti. Che lo avevano fatto precipitare nell'inchiesta, fino ad arrivare dritto al processo. Con quell'etichetta di “orco” sulle spalle che gli ha fatto perdere di colpo la sua fiorente attività (nel campo della ristorazione) e soprattutto gli affetti più stretti, a cominciare dalla sua compagna. Almeno fino alla tarda mattinata di venerdì, quando il calvario dell'imprenditore perugino di quaranta anni è finalmente terminato. Grazie ad una sentenza della Corte d'appello del tribunale di Perugia, presieduta dal giudice Maria Rita Belardi, che ha confermato in pieno la sentenza di assoluzione emessa nel lontano 2006 dal gup. Alla faccia di una richiesta di condanna, formulata in aula dalla pubblica accusa, a quattro anni e dieci mesi di reclusione. Ma sarà difficile, per lui, cancellare tutto quel fango piovutogli addosso nel tempo, nonostante avesse sempre gridato al mondo la sua completa innocenza: “Non sono mai stato presso quella abitazione, non ho mai portato a spasso la bimba, quindi...” aveva sempre tuonato. Ma dietro a questa vicenda giudiziaria a lieto fine, c'è però un altro aspetto da rimarcare. Perché il nostro protagonista è tornato “libero” senza essere mai stato condannato nelle varie fasi di giudizio. La vicenda comincia a Tuoro nel 2000 (dove l'indagato è conosciutissimo): la trappola dei carabinieri scatta per “palpeggiamenti verso la piccola”. Partita la delicata inchiesta, la procura chiede l'archiviazione per insussistenza della prova. In primo grado il gup (con l'abbreviato) assolve l'imprenditore, con la sentenza che però viene impugnata in Cassazione dalla procura generale. La Suprema Corte a questo punto rinvia gli atti in corte d'appello a seguito della pronuncia di incostituzionalità. E siamo al verdetto che spezza il calvario.“Non abbiamo avuto mai esitazioni - tiene a sottolineare l'avvocato, Francesco Paolieri - e siamo andati avanti per la nostra strada, convinti di essere nel giusto. Il pronunciamento ci dà ragione, ma nessuno potrà restituire al mio assistito la serenità necessaria per ricominciare da capo”.