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Viene condannato per una truffa, ma lui non lo sa

Eleonora Sarri
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E' stato condannato a quattro mesi per truffa. Con tanto di risarcimento del danno. Ma lui lo scopre per caso molti anni dopo, al punto da rischiare addirittura una pena ancora più severa. E ciò per una serie di fattori a lui estranei, che alla fine lo hanno condotto in questi giorni dritto in Cassazione. Protagonista un sessantenne residente a Perugia. La vicenda risale al 1999 e nel marzo 2005 con sentenza del tribunale di Perugia (sede distaccata di Gubbio) l'uomo veniva condannato dal giudice monocratico Marco Verola a quattro mesi di reclusione, a una multa e al pagamento delle spese processuali. E a seguito dell'incriminazione, anche a un risarcimento del danno subito dal titolare della ditta colpita da stabilire in sede civile. Lui però era all'oscuro di tutto, considerato che diverso tempo prima del verdetto (circa quattro anni) il suo avvocato di fiducia aveva rimesso il mandato e nel frattempo era stato costretto a cambiare casa, senza quindi ricevere nessuna comunicazione della sua brutta sorte (nessun decreto di citazione). Poi, quando la vicenda è emersa si è rivolto all'avvocato Gianni Dionigi. Che, per prima cosa, ha presentato istanza in corte d'appello per chiedere subito la remissione dei termini. Ma ecco l'ennesivo colpo di scena, che si materializza con la “scomparsa” dell'intero fascicolo. Intanto la corte d'appello boccia il ricorso, sostenendo che “mancano le motivazioni”. Ed è naturale, dato che motivare quella sentenza, senza carte, è impresa disperata. Non rimane che un'ultima strada. Imboccata dal 60enne e dal suo legale, che proprio in questi giorni si sono recati a Roma davanti ai giudici della Cassazione. A cui spetta l'ultima parola.