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Droga, alcol, fumo, gioco d'azzardo: sempre più umbri in cura

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Alessandro Antonini
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Seimila cinquecentocinquantanove. Sono tanti gli umbri che nell'ultimo anno censito sono stati in cura per le dipendenze. Droga e alcol su tutti ma anche per il gioco d'azzardo. Trattasi degli ultimi dati aggiornati forniti da strutture pubbliche e private. E' tutto scritto nel report sulle dipendenze in Umbria per il 2014, seconda edizione aggiornata al 10 marzo 2015. VOTA il sondaggio L'utenza che afferisce ai servizi per le dipendenze delle Usl umbre è “piuttosto numerosa”, scrivono gli analisti di palazzo Donini. Per darne un'idea ecco i dati complessivi, suddivisi per servizi e tipologia di “dipendenza”. Nel 2013 sono stati in carico ai Sert 3.082 utenti tossicodipendenti; nel 2012 (ultimo dato ad oggi disponibile) sono stati in carico ai servizi di alcologia 2.563 utenti con problemi alcol-correlati; tornando al 2013 presso i servizi per le dipendenze sono stati in carico 189 giocatori d'azzardo patologici. Nel territorio regionale sono inoltre presenti diversi centri antifumo, rivolti alla prevenzione e cura del tabagismo, distribuiti, in maniera meno diffusa rispetto ai servizi di cui sopra, tra le due Usl e nell'azienda ospedaliera di Perugia: accanto al Lazio, l'Umbria è la regione con la quota più elevata di fumatori, il 23% della popolazione. Il dato non è secondario. L'organizzazione mondiale della sanità attribuisce al fumo dal 12% al 16% dei decessi negli adulti over 30, un impatto decisivo sullo stato di salute della popolazione. I privati. Sono 18 nel complesso i servizi residenziali privati accreditati, per un totale di 348 posti letto. Un ruolo fondamentale è svolto dalle comunità gestite dal privato sociale. La comunità Incontro di Mulino Silla (più Raganella) ha fatto registrare nel 2013 300 utenti circa. Il Ceis di Spoleto è a quota 130 ragazzi. Il Cast ha toccato i 161 utenti annui. Il Csa di Città di Castello 67 assistiti, La Tenda 42 e la residenza di Montebuono sul Trasimeno è arrivata a 25. Droga e carcere. La situazione negli istituti penitenziari in Umbria è apparsa per alcuni anni (in particolare nel periodo 2010-2013) “fortemente critica mostrando, in particolare per i cosiddetti detenuti comuni (cioè quelli che appartengono al circuito definito come di media sicurezza) dei tassi notevoli di sovraffollamento”; detenuti comuni dei quali, lo ricorda la relazione della Regione, fanno in genere parte tossicodipendenti o assuntori di sostanze stupefacenti, che possono a tutti gli effetti essere considerati “un elemento critico aggiuntivo”. Tanto più che in Umbria i soggetti dipendenti ed assuntori di stupefacenti detenuti sono arrivati a rappresentare (in base ai dati raccolti dai Sert negli istituti penitenziari) una quota rilevante, circa un quarto, dei detenuti stessi, fino a toccare in alcune rilevazioni la quota della metà dei dei carcerati all'interno di alcuni istituti. I casi di Hiv. La “sorveglianza” sulle nuove diagnosi di infezione da Hiv è tenuta nel cuore verde dal dipartimento di medicina clinica e sperimentale e scienze biochimiche dell'università di Perugia, in virtù della vecchia convenzione con la Regione Umbria. In base alle relazioni periodiche si evince un incremento del numero dei nuovi casi a partire dal 2011 (61 casi rispetto ai 46 del 2009 e ai 37 del 2010), confermato nel 2012 (68 casi). Considerando i tassi di incidenza dei nuovi casi umbri rispetto alla popolazione, si passa dai 4,8 per 100mila residenti del 2009 ai 6,6 del 2012. Analizzando la distribuzione percentuale per sesso, in tutti gli anni considerati c'è una forte predominanza dei maschi con una media del 71% (passando dal 76% del 2010 al 67% del 2011). Altro dato la distribuzione per residenza, dove gli umbri costituiscono in media l'88% (passando dall'84% del 2011 al 93% del 2009). Considerando invece alla nazionalità, gli italiani sono in media il 61% dei nuovi casi (dal 59% del 2010 al 65% del 2009).