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Morì dopo la spinta alla stazione, condannato a tre anni

Alessandra Borghi
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Un colpo all'addome, una specie di spinta. Un gesto compiuto in un momento di stizza e concitazione durante una lite alla stazione. Una lite banale: questioni di “precedenze” mentre si fa la fila per comprare il biglietto. Ma da una scena di ordinaria tensione ne scaturisce una peggiore: la morte dell'uomo colpito a poche ore di distanza. Una morte che oggi costa una condanna a tre anni di reclusione all'autore della spinta (riconosciute le attenuanti). Era stato un giovane sui trent'anni a essere indagato a piede libero per omicidio preterintenzionale dopo il fatto avvenuto nel 2012 a Perugia. La vittima, un medico dell'hinterland di Perugia di 67 anni era in fila da parecchi minuti e aveva chiesto alla coppia di ragazzi che aveva davanti se ne avesse ancora per molto. Ma, sentendosi ripreso, il giovane non l'aveva presa bene. Erano volate parole grosse e lo spintone al petto.  LEGGI Aggredito alla stazione di Fontivegge, muore durante la notte Il pm Manuela Comodi, titolare dell'indagine, incaricò il medico legale Laura Paglicci Reattelli per l'autopsia. Emerse che lo spintone ricevuto avrebbe colpito una massa tumorale provocandogli l'emorragia letale. E' stata il gip Carla Giangamboni a condannare il ragazzo, che dovrà versare anche una provvisionale al figlio e alla moglie della vittima costituiti parte civile con l'avvocato Biante Secondari (il risarcimento dovrà essere liquidato in separata sede). Il giudizio si è svolto nella forma del rito abbreviato condizionato: la difesa aveva infatti chiesto che il giudice nominasse un perito. Un passaggio ritenuto doveroso per approfondire la questione del nesso causale tra spinta e decesso. Un nesso che i difensori - Giuliano Bellucci e Giulio Ramaccioni - hanno negato con forza, chiedendo l'assoluzione per insussistenza dell'elemento soggettivo e oggettivo del reato. Il giudice ha ragionato diversamente.