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La Deposizione di Pesce crea scandalo al Gherlinda

Sabrina Busiri Vici
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Solo dopo poche ore dall'apertura della mostra già la curiosità si è sparsa in modo virale. E c'è chi grida allo scandalo. Domenica 15 febbraio al centro d'intrattenimento Gherlinda a Corciano è stata inaugurata la mostra dell'artista di Gualdo Tadino Piergiuseppe Pesce. New Pop, dadaista, underground, provocatorio, dissacrante, divertente, sono tanti gli aggettivi per descrivere un autore che mastica la società contemporanea e la rigetta nella tela e nella scultura con la forza dirompente di un uragano rendendola fruibili a tutti, senza limiti di età. Da qui la scelta di portarla in un luogo popolare e trasversale, come il Gherlinda scendendo dagli spazi paludati dei musei (recente la sua presenza ad Artsiders in Galleria Nazionale dell'Umbria, ndr). Eppure anche in un luogo “aperto” come un centro commerciale, si alza contro Pesce il muro della censura, tant'è che lunedì la direzione del Centro ha tuonato: “Bisogna rimuovere dalla vetrina l'opera della Deposizione con l'Uomo ragno”. Il motivo? “Alcune lettere pervenute la ritengono oltraggiosa”. A rispondere è il critico d'arte Catia Monacelli che ha curato il progetto espositivo di Pesce: “E' impensabile che in un momento in cui ci riempiamo la bocca di Je suis Charlie si applichino modalità restrittive della libertà di espressione nei confronti di icone cristiane”. E rilancia: “Rievochiamo una donna come Oriana Fallaci, ne celebriamo il coraggio con una fiction su Raiuno per poi nasconderci dietro i confini rigidi di una censura miope e discriminante”. Infine Monacelli aggiunge: “Non ci sono stati problemi per le statue che parlano di Islam o nei confronti di altre proposte provocatorie come Hello Kitty e Superman, l'unico scandalo è la Deposizione riletta da un artista, peraltro cristiano, che vuol solo fare emergere con il suo linguaggio la confusione in cui si trova il mondo contemporaneo senza più riferimenti dove i personaggi dei fumetti si mescolano con il sacro, le icone del web coi simboli la storia. E tutto si confonde”. Pesce, infatti, nelle sue opere parla di Isis, degli attentati in Europa e in America, di società liquida, di crisi di valori nel mondo occidentale come dei fallimenti dei regimi totalitaristi, astenendosi però da ogni giudizio, utilizzando solo la lucidità della cronaca. Ma il no sulla Deposizione in vetrina ora non lo sorprende: “Con la censura ho e ho avuto fin dall'inizio grandi problemi - racconta Pesce -, la mia prima mostra a Gualdo ha dovuto chiudere i battenti solo dopo cinque ore dall'apertura”. Per l'autore, di origini partenopee, l'Umbria è comunque il miglior posto dove vivere e creare, ma il suo palcoscenico ideale è Parigi: “La Francia ha vedute più larghe e non a caso l'Isis ha colpito la libertà di espressione proprio in quel Paese”. A Gualdo si può trovare Pesce al lavoro nella sua Cube Gallery, luogo molto amato anche da nomi famosi come Fedez, che ha due sue sculture, così come dall'attore porno Franco Trentalance e, non ultimo, Vittorio Sgarbi ne ha apprezzato lo stile durante le sue visita a Gualdo. Fino al 6 aprile al Gherlinda sarà possibile comunque avere un assaggio del complesso mondo di Pesce attraverso l'accurata selezione di opere dell'ultimo triennio.