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Delitto Polizzi, nuova strategia della difesa

Valerio e Riccardo Menenti

Ma. Mu.
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Anche una carabina di marca ‘Diana' ad aria compressa “entra” di forza nel dibattimento. Attraverso la testimonianza del maresciallo dei carabinieri, uno dei testi della difesa. Che in aula, durante la ripresa del processo per l'omicidio Polizzi, ha parlato di un fatto risalente a molti anni fa. Quando Valerio Menenti era naturalmente minorenne. “Durante un servizio di controllo - ha riferito il militare - ho notato un ragazzo che aveva in mano una carabina. Una volta fermato, lui mi disse che era di proprietà del suo amico Valerio Menenti. Così sono andato a casa sua, con il padre che mi disse che quell'arma gli era stata regalata da un zio. Arma che abbiamo subito analizzato, scoprendo che aveva naturalmente una gettata limitata. Nulla di più”. Chiara la strategia degli avvocati della difesa, tendente ad evidenziare “che quell'arma che era nella disponibilità dei Menenti (come riferito sia da Julia Tosti che da altre persone) è semplicemente quella carabina ‘Diana'. Strategia che potrebbe essere interpretata in modo diverso, magari con l'accusa pronta a sostenere che “anche in passato i Menenti avevano dimestichezza con le armi. Si vedrà. A seguire è stata ascoltata dal giudice anche la fidanzatina di tanti anni fa dello stesso Valerio, che ha sottolineato “che lui non era assolutamente un tipo violento”. Gli ultimi testi della difesa continueranno a sfilare nell'udienza fissata al 23 febbraio prossimo.