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Omicidio Rea, Parolisi ha l'Umbria nel destino

Elio Clero Bertoldi
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C'è Perugia nel destino di Salvatore Parolisi. Non solo i difensori (gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile), non solo il procuratore di Ascoli che ha svolto le prime indagini (Michele Renzo), non solo il sostituto procuratore generale della Cassazione (Maria Giuseppina Fodatoni, umbra e per anni giudice penale nel capoluogo umbro), ma ora anche la corte d'Appello di Perugia. La prima sezione della cassazione ha deciso di mandare a Perugia il processo perché venga tolta l'aggravante della crudeltà e ridefinita, di conseguenza, la pena. Il sostituto procuratore di Cassazione Maria Giuseppina Fodaroni ha sostenuto l'accusa davanti ai giudici della suprema corte. "Va respinto il ricorso e confermata la condanna a trenta anni di reclusione inflitta all'ex caporal maggiore dell'Esercito, Salvatore Parolisi“ - ha affermato nei confronti dell'uomo accusato dell'omicidio della moglie Melania Rea. Il corpo della donna venne ritrovato due giorni dopo la sua scomparsa, grazie ad una telefonata anonima alla polizia in cui si annunciava il ritrovamento di un cadavere seminudo e vilipeso. Per Parolisi, ex caporal maggiore dell'Esercito di stanza al 235esimo Reggimento Piceno, il gup di Teramo, in primo grado, aveva disposto la condanna all'ergastolo, poi, riformata in appello con i trent'anni di carcere. Ora il rinvio a Perugia deciso dai giudici romani, presieduti da Umberto Giordano, che abbasserà ulteriormente la pena.