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Violenze e minacce alla ex moglie accusata di essere troppo "occidentale"

Andrea Niccolini
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Perseguitava con violenze e minacce l'ex moglie perché diventata “occidentale”: marocchino sottoposto a misura cautelare. Un'altra triste storia di violenza e prevaricazione, consumata in ambito familiare, dentro le mura domestiche prima, ed anche al di fuori dopo il divorzio, che ha interessato una giovane coppia di origini marocchine ed il loro figlio di 6 anni: la principale causa delle continue vessazioni dell'uomo nei confronti della donna, è l'accusa da lui rivolta alla ex moglie di essersi, dopo il divorzio, “occidentalizzata”. Solo nel 2012 la giovane donna marocchina, di poco più di 30 anni, sposata e madre di un bimbo di 6 anni (allora 4 anni), si rivolse alle forze dell'ordine per sporgere querela contro l'ex marito. Il racconto della donna fu un fiume in piena, un romanzo di episodi di violenza, prevaricazione, minacce, umiliazioni subite e terrore, che l'hanno costretta a chiedere il divorzio. Secondo la ricostruzione fatta dalla donna, il marito, H.B., quarantaseienne marocchino, si è rivelato violento fin dai primi giorni di matrimonio: un'avventura coniugale fatta di sevizie, continue lesioni e violenze sessuali. Dopo la decisione, presa con coraggio e determinazione, di procedere contro il marito e di mettere fine alla violenza, i problemi si moltiplicano: il marito, non solo cerca in tutti i modi di opporsi alla separazione ed al divorzio dalla moglie, ma continua a minacciarla, a percuoterla, a violentarla. Dopo il divorzio l'uomo la segue, la pedina con continui appostamenti, ad ogni utile occasione la insulta in pubblico, la diffama davanti a conoscenti ed al telefono con i familiari della donna in Marocco, le invia centinaia di sms alternando insulti, minacce ed espressioni di profondo odio e rancore a “ti amo” e “mi manchi”, oltre a proposte oscene. Ad aprile 2014 la giovane mette il figlioletto al sicuro affidandolo temporaneamente ai suoi familiari in Marocco, e si rivolge ad un centro antiviolenza che le offre protezione ed ospitalità; inoltre, denuncia nuovamente il suo persecutore. Ma l'uomo approfitta dell'allontanamento del figlio, minacciando la moglie che, qualora non avesse ritirato le sue querele contro di lui, egli non avrebbe mai acconsentito a dare il suo consenso al rientro in Italia del bambino. A questo punto, la povera donna è stata costretta ad un cedimento, proprio per difendere l'unica cosa per cui aveva sempre lottato, ovvero il figlio: lo scorso giugno si è presentata in Questura per rimettere la querela contro l'ex marito. Nel frattempo, ovviamente, gli insulti, le minacce e le violenze non sono mai finite. In conseguenza a tutti questi episodi, il Gip di Perugia – dott.ssa Giangamboni, ha emesso un provvedimento a carico del marocchino, con il quale lo stesso non potrà avvicinarsi ad una distanza inferiore ai 300 metri dalla ex moglie e dal figlio, né comunicare in alcun modo con loro: l'uomo sarà “controllato” a vista e continuamente dalla polizia, che dovrà comunicare ogni eventuale violazione alle prescrizioni imposte, la cui conseguenza sarà con ogni probabilità una misura più restrittiva.