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Bandito morto nella sparatoria, il pm: "Il carabiniere mirava all'auto"

Francesca Marruco
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“Tutta l'azione di fuoco del carabiniere (il cui proiettile ha centrato la vittima Eduart Kozi, ndr) nella misura in cui l'arma fu rivolta esclusivamente verso il mezzo e non verso l'uomo e che solo per errore di mira o di esecuzione ha attinto la vittima è perfettamente inquadrabile del perimetro delle scriminanti di aver usato legittimamente le armi nell'adempimento del dovere di interrompere l'azione criminosa in atto”. Non solo, secondo il pubblico ministero, Mara Pucci, che ha chiesto l'archiviazione per i due carabinieri e la guardia giurata che nell'ottobre del 2018 rimasero coinvolti nella sparatoria in cui moì il bandito labanese, Eduart Kozi, il carabiniere che ha sparato anche per legittima difesa, in relazione “al pericolo di investimento della guardia giurata”. E ancora, ipotizza il pm - che in un primo momento li ha iscritti per omicidio colposo, poi insospettita dalle prime versioni che rivelavano alcune incongruenze per omicidio volontario e ora chiede l'archiviazione per qualunque ipotesi di reato - se anche nell'azione del militare si volesse leggere un eccesso colposo di legitima difesa sarebbe comunque “scusabile” perché alla base dell'azione c'è stato un errore di mira e/o di esecuzione nell'uso dell'arma nei momenti concitati in cui l'Audi con i banditi a bordo cercava di scappare dopo il furto in tabaccheria a Ponte Felcino, speronando più volte l'auto del vigilante. Il cadavere di Eduart Kozi, bandito di origine albanese conosicuto alle forze dell'ordine, venne trovato la mattina dopo dai residenti della zona poco lontano dalla sparatoria. I complici lo avevano lasciato a morire nell'Audi su cui i periti hanno isolato 14 fori di proiettile esplosi dai carabinieri e dal vigilante sul luogo del furto. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Nicola Di Mario e Alessandro Vesi, la familia di Kozi da Antonio Cozza, che si opporrà all'archiviazione.