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Coronavirus a Perugia, il grido d'aiuto dei ristoratori del centro

Francesca Marruco
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“Se riapriamo senza aiuti, falliamo”. Il cartello è giallo ed è impossibile non vederlo attaccato sulle sedie accatastate lungo corso Vannucci o sulle saracinesche abbassate dei locali che hanno deciso appunto, di non ripartire, dopo un amaro conteggio basato su costi e benefici. “Molti di noi non hanno preso aiuti se non i 600 euro - spiega Enrico Guidi, titolare del ristorante “Il Cantinone” che al momento non ha riaperto - Ho fatto richiesta per i 25mila euro 40 giorni fa, io non ho mai avuto neanche una rata saltata eppure sto ancora aspettando, con quelli avrei voluto aiutare i miei dipendenti che non hanno ricevuto la Cig”. Come lui anche altri. Simone Ragni, del ristorante Regina, è sulla stessa barca: “Dei 25mila euro neanche l'ombra ancora, e i miei dipendenti hanno avuto la cig di marzo solo dieci giorni fa”.Perché dunque questi cartelli?” Per spiegare qual è la nostra situazione e sperare di innescare una qualche reazione da parte del Comune o della Regione. Sappiamo che Palazzo dei Priori ha poco margine di manovra, ma potrebbero tenere ancora la ztl aperta, rimodulare il prezzo dei parcheggi, organizzare insomma qualcosa che riporti la gente in centro”, spiega ancora Guidi. Perché il problema, oltre a quello enorme della mancanza della liquidità è proprio questo: l'assenza di clientela. Con i confini chiusi, e la gente ancora impaurita, soprattutto chi vive di turismo resta al palo. Lo sanno bene al ristorante Ferrari di Perugia. Mimmo, uno dei tre soci, spiega: “Noi abbiamo già perso 280 mila euro con la chiusura. Per aprire adesso dovremmo metterci in pari con tantissime spese che abbiamo, costi fissi che ci sono a prescindere e sono molto alti. Abbiamo chiesto un aiuto alla banca, ma non i 25mila euro, noi fatturiamo un milione lpanno, abbiamo chiesto il 25% con la garanzia dello Stato: ci hanno detto che per l'istruttoria ci vorranno 3 o 4 mesi. E noi intanto rischiamo di chiudere: ho fatto un calcolo su base annua e anche riducendo tutto al minimo non potremmo farcela senza un aiutoperché per ripartire ci vorrebbero comunque 200mila euro. Noi abbiamo una ventina di dipendenti, non hanno ricevuto ancora la cig, solo alcuni il 40% per marzo e ognuno di loro è una famiglia. Io stesso, che ho due figli, ho preso solo 600 euro, è un bagno di sangue”.E nel momento in cui si decide di riaprire , vanno saldati gli arretrati, bollette, tasse, affitto, e va messo in conto tutto quello che verrà da pagare. Ma con entrate minime, come si fa?Alla protesta, oltre ai locali citati aderiscono: rotorante Il Bacio, Amoreperlapizza, Osteria Pappabona, Hogan's kitchen, Shamrock, Storie perugine.