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Coronavirus, Confcommercio Umbria ai prefetti: "No multe per le riaperture"

Francesca Marruco
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Regole ancora poco chiare e troppo poco tempo quando arriveranno per adeguarsi. Per questo Confcommercio Umbria ha inviato una lettera ai prefetti di Perugia e Terni, in cui ha chiesto che i controlli e le ispezioni sulle attività economiche in fase di ripartenza non siano repressivi, ma servano ad aiutarle ad intraprendere un cammino di normalizzazione. “In una situazione normale è giusto che i controlli e le ispezioni siano anche repressivi – ha scritto il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni - ma in questa fase tale approccio appare oggettivamente iniquo, oltre che inopportuno. I controlli, oggi più che mai, devono servire ad aiutare le imprese ad intraprendere un cammino di normalizzazione ed essere preventivi e non meramente repressivi. Diversamente, ad alcuni imprenditori basterà l'inflizione anche di una sola sanzione per chiudere definitivamente la loro attività. Ma i costi di questa chiusura vanno ben oltre il “vantaggio” che si ha dalla rilevazione di una temporanea carenza sotto il profilo normativo. Sia chiaro – ha aggiunto Mencaroni - non chiediamo di non verificare gli adempimenti o di non fare controlli! Diciamo solo che in questo momento straordinario questi vanno fatti anche per il bene delle imprese, aiutandole a mettersi in regola, accompagnandole nel loro adeguamento e non per reprimerne eventuali inefficienze”. Alle istanze di Confcommercio Umbria ha già risposto il Prefetto di Perugia, evidenziando che agli operatori “è stato raccomandato di non limitarsi all'attività ispettiva, ma di soffermarsi sull'azione di informazione e di supporto alle imprese per coadiuvarle nell'attivazione di tutte le misure precauzionali nei propri ambienti di lavoro, in un'ottica collaborativa e formativa”.