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Coronavirus in Umbria, ristoratori: "Con 4 metri di distanza chiudiamo"

Francesca Marruco
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“Se la riapertura anticipata dei pubblici esercizi al 18 maggio, rispetto alla data inizialmente prevista del primo giugno, era stata salutata come una piccola boccata di ossigeno, la misura di 4 metri quadrati che, secondo il Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della ristorazione, dovrebbe essere lo spazio riservato ad ogni cliente che va al ristorante, è letto come il colpo di grazia su un settore già in ginocchio”. Lo dice il presidente di Fipe Umbria, Romando Cardinali. “Adottare questa misura – prosegue – significherebbe ridurre talmente il numero di coperti da rendere del tutto inutile riaprire, e se anche si riaprisse in queste condizioni non si durerà molto. Condanniamo definitivamente a morte un settore, che in Umbria conta quasi 2.600 imprese, già oggi tra i più colpiti – l'Ufficio Studi Confcommercio prevede la chiusura a livello nazionale di 45.000 esercizi di ristorazione! – e che soffrirà comunque enormemente nella ripartenza, dovendo fare investimenti molto più consistenti e quindi costosi rispetto ad altri per i presidi di sicurezza. Un settore che tiene vive le nostre città e che dà lavoro a migliaia di persone. Per questo ci appelliamo alle istituzioni regionali, ai parlamentari e a tutte le forze politiche – continua Cardinali - perché facciano pressione sul Governo affinché nelle linee guida che saranno rese pubbliche nei prossimi giorni questo parametro, suggerito dal comitato tecnico venga rimosso, in quanto del tutto ingiustificato. Comitato tecnico, è bene ricordarlo, in cui non c'è traccia di rappresentanti del mondo imprenditoriale, e le cui decisioni in questo caso appaiono del tutto immotivate e sovradimensionate rispetto alla esigenza di tutela della salute pubblica e di contenimento del contagio, che anche per noi resta l'assoluta priorità. Ma occorre trovare soluzioni che consentano alle imprese di ripartire, con limiti accettabili e sostenibili rispetto alla gestione pre-Covid”. I ristoratori umbri che fanno parte dell'associazione Ho.re.Ca. chiedono innanzitutto regole certe su cui poi vedere se è possibile organizzarsi. “Però è certo - dice Gianni Segoloni del Bistrot di Perugia - se le regole ce le danno venerdì sera per lunedì diventa molto problematico adeguarsi”. E sull'occupazione del suolo publico dice: “Aspettiamo le pec dai Comuni, per capire se ce daranno di più”.