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Coronavirus a Perugia, barista in ginocchio: "Ancora niente 600 euro"

Francesca Marruco
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"Sono una partita Iva dal 1982, non ho ancora preso i 600 euro di marzo. Ho sempre pagato tutto, tasse e bollette. Ho un bar aperto da 38 anni e non ho visto un euro. All'8 maggio non mi sono stati ancora accreditati. Quelli di aprile quando li prenderemo, a Natale? Come me ce ne sono a centinaia. Dalle istituzioni dicono che fanno sacrifici, ma ogni 15 del mese hanno lo stipendio sul conto. Ci sono onorevoli, di destra e di sinistra, che si sono abbassati lo stipendio in questa pandemia per darne una parte a noi partite Iva? Non mi risulta". Angelo Monopoli, titolare di uno dei bar storici di Ponte San Giovanni, il Grifo 2000, è uno dei circa 2.500 baristi umbri fermi da oltre due mesi. Lui non ha riaperto. Ha fatto due conti e non gli conviene. E non gli sono arrivati neanche i 600 euro promessi. Da due mesi è senza sostentamento. Monopoli è noto alle cronache alle cronache non solo per essere uno dei baristi più longevi del Ponte, ma anche per aver subito ben 16 furti negli ultimi anni. Ha sempre resistito. Ora i decreti anti contagio e i mancati trasferimenti lo hanno messo in ginocchio. "Non ho riaperto", ribadisce, "che cosa riapro per fare 20 caffè al giorno da asporto ? Ho spese fisse di Enel, più l'affitto. Poi c'è l'acqua, con la bolletta da pagare . Inoltre dobbiamo comprare la merce, che certamente per buona parte non sarà venduta. Nel piccoli centri come il nostro il take away non funziona, soprattutto per i bar. A Milano forse può andare bene, ma qui è un provvedimento assurdo. Ci hanno dato un contentino. Tanti miei colleghi hanno fatto come me. Non hanno riaperto. Altri ci hanno provato ma, a quel che sento, non gli va bene". Per Monopoli vanno bene le misure di sicurezza, ma per alcune attività ci sono troppe norme restrittive, soprattutto in una realtà come l'Umbria, quasi a Covid e zero. "Anche il fatto che bisogna andare lontano dal bar a consumare è una regola assurda. Cosa succede se il caffè si consuma davanti al bar? Si scatena la pandemia?” si domanda il barista perugino.”Troppe limitazioni, anche eccessive, soprattutto in un territorio come il nostro dove la situazione è sotto controllo. Poi vediamo che in alcuni posti, tipo sui Navigli a Milano, dove ci sono assembramenti. Qui in Umbria abbiamo pochi positivi, i numeri dicono che il cuore verde va meglio di tutte le altre regioni. Basterebbe un po' di accortezza e buon senso. Non esiste che qui restiamo chiusi. Tesei deve fare come la Santelli in Calabria, faccia un'ordinanza per riaprire, qui possiamo farlo. Serve un po' di coraggio. Che a quanto abbiamo visto fino ad ora manca".