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“Prof a luci rosse”, carezze e messaggi bollenti allo studente

Maurizio Muccini
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La vicenda della “prof a luci rosse” è tornata in aula. Ma lei, all'epoca dei fatti non ancora quarantenne, anche in questa occasione ha preferito non esserci. Lei che è alla sbarra per violenza sessuale nei confronti di un suo ex studente di appena tredici anni, con l'accusa che ha sempre picchiato duro sulle particolari attenzioni rivolte proprio al ragazzino. Con tanto di messaggi bollenti (circa trecento) dal contenuto inequivocabile, del tipo “se vieni a casa mia ti faccio impazzire”, o dediche accattivanti lasciate scritte sul diario accompagnate da baci e carezze furtive. E poi quelle ricariche telefoniche con le quali, sempre secondo la procura, avrebbe consentito allo studente di rispondere continuamente alle sue chiamate. Studente che, come riferito dal suo legale Carlo Bizzarri (che difende pure la mamma, mentre il padre è rappresentato dall'avvocato Gabriele Binaglia), “turbato e preoccupato per la situazione venutasi a creare in classe aveva preferito abbandonare la scuola e cominciare a lavorare”. Gli episodi si sono verificati tra il dicembre 2009 e il febbraio 2010 in una scuola media del Perugino. La docente ha sempre respinto le accuse: “Ho trattato quello studente come tutti gli altri alunni - aveva tuonato ai carabinieri - incoraggiandolo allo stesso modo per motivarlo nello studio. Il mio modo di insegnare va al di là della didattica, e punta ad instaurare un rapporto di empatia con gli alunni”.