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Coronavirus, all'ospedale di Perugia si pensa alla fase due

Francesca Marruco
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L'azienda ospedaliera di Perugia apre la fase 2. Per prima riparte la chirurgia ad alta complessità, in tutti i campi. Prioritari gli interventi non differibili. Le urgenze non sono mai state sospese, adesso è il momento di riprendere tutte le attività congelate nell'emergenza Covid. Una delle due terapie intensive, a seguito di un'apposita revisione impiantistica, tornerà “non Covid” per ospitare i casi post chirurgici ad alta complessità di trattamento. Le operazioni meno complesse, comprese le visite, saranno sterzate nelle quattro cliniche private, da ieri in sinergia con il servizio sanitario regionale: si tratta della Porta sole, Lami, Liotti e Villa Fiorita. Il piano sarà operativo per gradi. E solo dopo la sanificazione dei reparti destinati a Covid in questa fase di emergenza e la rimodulazione di accessi e percorsi sicuri per pazienti e operatori. Il 15 aprile è stato affidato alla ditta Semidoro l'appalto per la sanificazione urgente di locali e ambulanze. Il Santa Maria della Misericordia è la prima azienda ospedaliera dell'Umbria ad aver presentato il piano di riconversione. Il polo oncologico fino ad oggi è stato trasferito all'ospedale di Branca, da qui alle prossime settimane l'obiettivo è farlo tornare in sede e a regime. Il bilancio della fase Covid e il progetto di ripartenza è stato illustrato ieri dal commissario straordinario, Antonio Onnis. “Abbiamo lavorato in un clima di guerra”, ha dichiarato Onnis, “ma visti anche i numeri, su tutti il tasso di mortalità più basso d'Italia, ha pagato la sinergia con le istituzioni regionali e governative”. C'è stato un aumento di 16 posti letto di terapia intensiva, con la riapertura in una settimana del vecchio reparto all'ex Silvestrini, fino ad arrivare a 29 letti di rianimazione Covid. Altri 65 destinati ad area Covid positivi più un'area diagnostica per Coronavirus da 31 posti. Sono stati 384 i pazienti contagiati o sospetti. E' stato potenziato l'organico, con l'assunzione 52 operatori. Più la stabilizzazione di 58 unità. Effettuati 14.637 di cui 1.299 positivi. Test sierologici rapidi: 1.237, di cui 348 positivi. Sono 31 i dipendenti dell'azienda ospedaliera contagiati, su 814 tamponi eseguiti. Due ricoverati. Altri in isolamento. Sul fronte mascherine il commissario ha assicurato autonomia per 25 giorni. Anche grazie alle donazioni. E' di ieri quella di sei mila pezzi (20 mila in tutta l'Umbria) dell'ordine degli infermieri. Altri dispositivi di protezione individuale hanno vita più breve: dai due ai tre giorni. Ieri l'ufficio acquisti ha comperato altri tre mila calzari e gambali. C'è stato un incremento del fabbisogno di 20 volte. Stesso discorso con kit di tamponi e reagenti. Mancano a livello internazionale. E' una corsa continua. Ieri l'ospedale ne ha ordinati altri 60 mila pezzi, per non restare scoperto.