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Picchia, lega e abbandona in un furgone un pensionato, trentacinquenne a giudizio

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Maurizio Muccini
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Prima gli avrebbe strappato dalle mani il portafoglio, contenente circa 170 euro. Poi, non soddisfatto, si sarebbero appropriati del suo orologio di marca e addirittura della sua fede nuziale. Non prima di averlo riempito di calci e pugni in diverse parti del corpo, per poi immobilizzarlo legandogli mani e piedi. La vittima, un pensionato di settantacinque anni, ha cercato inutilmente di liberarsi da quella terribile morsa. Con urla e grida che hanno però peggiorato le cose. “Perché - come si legge nel capo d'imputazione - l'aggressore (con la complicità di altri) preoccupato dalle conseguenze, a quel punto lo spingeva di peso nel vano di carico di un furgone. Infierendo su di lui con una nuova dose di botte. E lì è rimasto, per interminabili sedici ore. Un vero sequestro di persona, quindi. Con continue minacce di morte e pesanti avvertimenti nel caso in cui avrebbe raccontato a qualcuno l'accaduto”. La drammatica vicenda, risalente al mese di febbraio del 2007, è pronta a sbarcare a breve davanti al giudice per l'indagine preliminari. Con la chiusura dell'inchiesta che ha portato nel tempo ad una richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero Michele Adragna per reati pesantissimi: rapina, lesioni e sequestro di persona. A finire nei guai un trentacinquenne di origini polacche che, sempre secondo la procura perugina, “avrebbe agito nei confronti del pensionato con il concorso di un un connazionale, oltre che con altri soggetti allo stato non identificati. Usando una violenza gratuita, con percosse che avrebbero causato alla vittima lesioni diverse: un trauma cranico lieve, un trauma contusivo dorsale e toracico e contusioni multiple ad altri arti giudicate guaribili in pochi giorni dai medici dell'ospedale”. Nel corso dell'udienza preliminare (il polacco è rappresentato dall'avvocato Nicodemo Gentile) la vicenda verrà approfondita in tutti i suoi aspetti. A cominciare dalla richiesta di denaro dell'aggressore (ipotetico credito vantato, ma tutto ancora da accertare) nei confronti della compagna dell'anziano stesso. Minacce via telefono che sarebbero poi sfociate in calci e pugni anche sulla poveretta. Proseguite successivamente con la sottrazione di denaro al pensionato, che aveva naturalmente tentato di difenderla. Da qui la rapina e le successive sedici ore d'inferno.