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Omicidio Polizzi, Julia: "Voleva finirmi"

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Maurizio Muccini
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Altre tragiche fotografie. Che sono piombate nell'aula degli Affreschi durante il nuovo round del processo a carico di Riccardo e Valerio Menenti, portandosi dietro il solito carico di dolore. Un dolore che assale la mamma e il papà di Alessandro Polizzi e Julia Tosti, l'unica scampata alla mattanza. Il loro Alessandro è lì, ormai senza vita. Mentre intorno c'è tutto l'orrore di quella drammatica notte nel condominio di via Ricci. E si parte dalla pistola che ha ucciso. Quella che viene immortalata sotto il mobiletto. Con l'ispettore della squadra mobile prima e gli uomini della scientifica dopo che (chiamati in qualità di testi dall'accusa) spiegano le fasi del recupero dell'arma: il secondo proiettile era stato percosso, ma per fortuna qualcosa non ha funzionato. Con la vecchia pistola che si è di fatto inceppata. Ma da dove proviene esattamente quell'arma? Uno studio che si preannuncia complesso, considerato che stiamo parlando di una Beretta del 1941. Nel frattempo Julia, fuori dall'aula, ribadisce ciò che aveva già detto: “Ricordo che, una volta colpita, sono uscita di corsa dall'appartamento. E ho visto l'assassino in fondo alla prima rampa di scale. Ci siamo guardati per un attimo e quando ha notato che ero ancora viva, mi pare che abbia avuto come l'istinto di tornare indietro per farmi definitivamente fuori”. La battaglia tra difesa e accusa è destinata a continuare. Già a partire dalle tre prossime udienze, quando sfileranno tutti gli altri testimoni.