Coronavirus in Umbria, la testimonianza: "Ho 32 anni eppure ho preso il virus, febbre e forte emicrania"

Epidemia

Coronavirus in Umbria, la testimonianza di una 32enne: "Ho il virus, febbre e forte emicrania, state attenti"

20.03.2020 - 07:57

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Pubblichiamo la testimonianza di Sara Agrifoglio, un’avvocatessa 32enne positiva al Coronavirus, che ancora lotta contro la malattia dopo quasi due settimane da quando ha scoperto di essere stata contagiata. Sara è stata ricoverata al reparto di Malattie infettive dell’ospedale e poi dimessa, ma non è ancora risultata negativa al temuto virus.

Voglio raccontare la mia storia perché questo virus non attacca solo gli anziani, io sono giovane e sono anche una persona allenatissima, ma il virus non fa sconti. Sono stata contagiata per essere stata il 28 febbraio in un contesto pubblico in cui era presente una persona che poi è risultata essere positiva. Io non ho avuto alcun contatto con lei (purtroppo non la conosco nemmeno) né con le persone che invece ne hanno avuti, eppure mi sono ammalata.
Pochissimi giorni dopo sono stata contattata dal dipartimento di Igiene della Asl di Perugia che mi raccomandava l’isolamento volontario, che chiaramente ho iniziato subito. Fortunatamente nel periodo intercorso non ho neppure avuto udienza in tribunale.
Già il primo giorno di isolamento mi hanno fatto il primo tampone, che è risultato positivo, così hanno mappato con precisione ed isolato tutti i miei contatti, nessuno dei quali nei 15 giorni successivi è risultato contagiato. Ho incubato il virus pochi giorni, poi ho avuto febbre alta e dolori reumatici devastanti, mai avuti così forti. Poi una settimana tranquillissima solo con febbricola e tosse ma, dopo due settimane, mi sono aggravata di nuovo. La tosse era impossibile, l’emicrania mi faceva scoppiare la testa, se mi alzavo dal letto faticavo a respirare e il cuore mi schizzava a mille per compensare la desaturazione. Di sera mi sono venuti a prendere tutti mascherati di blu con l’ambulanza e mi hanno ricoverata in malattie infettive. Per qualche ora non è entrato nessuno in quella stanza. Ho scoperto il giorno dopo il perché, un altro paziente Covid era infatti deceduto poco dopo il mio arrivo. Poi in piena notte mi hanno visitato.
Ero in una stanza da sola, i sanitari mi parlavano da un citofono e mi guardavano attraverso dei vetri. Nei giorni successivi mi hanno fatto i vari accertamenti ma non ricordo quasi niente perché ero troppo concentrata per sopportare quel dannato mal di testa. Non ho mai saputo niente delle mie condizioni. Gli infermieri tutti bardati entravano raramente e restavano nella mia stanza solo pochissimi minuti per eseguire gli esami. Quando ero in ospedale, i ricoverati non erano molti, in Umbria i casi erano ancora pochi.
Mi ricordo solo un silenzio infinito interrotto dai continui colpi di tosse degli altri ricoverati, mi sembrava di conoscerli anche se non li vedevo, accanto a me doveva esserci un signore anziano con una tosse profonda e l’ossigeno, una signora più avanti, un altro anziano dietro, tutti completamente soli, nessuna visita ovviamente, nessun contatto con altre persone, nemmeno visivo. I miei genitori mi mancavano tantissimo, non li vedevo già da un mese per vari motivi.
Ogni tanto sentivo un povero signore urlare nella notte, altre volte i macchinari emettevano dei suoni fortissimi e qualcuno veniva mandato in rianimazione.
Cercavo di non ascoltare e non pensare a niente, di risparmiare ogni energia nel caso in cui la mia situazione si fosse aggravata. Non ho mai pensato di dargliela vinta facilmente a questo maledetto virus.
Ma non vedevo l’ora di uscire da lì. I miei parametri per fortuna sono rimasti abbastanza buoni a riposo e la mia età faceva ben sperare. Poi in parecchi siamo stati dimessi tutti insieme (visto che i nostri valori erano meno preoccupanti e potevamo finalmente tornare nei nostri letti).
Mi hanno fatto un secondo tampone, ma anche quello è risultato positivo. Questo virus è dannatamente tenace! Ora sono perennemente stanca pur rimanendo costantemente a letto. Il mio cuore continua a galoppare ma mi sento meglio. Quando non riesco a distrarmi penso sempre a quei pazienti che sono rimasti in ospedale, come fossero parenti o persone a me carissime, spero tantissimo che siano fortunati come me.
A volte leggo su social o vedo video di questi influencer o come si chiamano cose raccapriccianti, credo che la paura e la clausura stiano tirando fuori dalle persone il meglio (una gran fantasia nello spendere il tempo, una sana ironia positiva, grande solidarietà ed una forza invincibile) ed il peggio (troppa cattiveria, rabbia, aggressività, la peggiore stupidità e tutta l'ignoranza immaginabile).
Io non ho mai provato, nemmeno per un attimo, rabbia o rancori di alcun tipo per la persona che mi ha contagiato, anzi, se potessi l'abbraccerei fortissimo e spero con tutto il cuore che stia bene.

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