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Autobus in ritardo, si scatena bagarre tra passeggero e conducente

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Sabrina Busiri Vici
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Fermata dell'autobus, periferia perugina. Passano alcuni minuti, cinque, sei, otto, il bus della linea P in fermata a Villa Pitignano non arriva. Alla fine il torpedone registrerà un ritardo di nove minuti, le 21,15 anziché le 21,06. Normale per noi italici, troppi per un giovane di nazionalità cinese seminarista e studente di teologia ad Assisi. Iscritto all'Università per Stranieri di Perugia, il giovane era da quelle parti perché in servizio pastorale alla parrocchia di Villa Pitignano. Ha scelto di vivere in Umbria e di continuare a farlo perché qui ha trovato il luogo migliore per i suoi studi e per crescere nella sua vocazione spirituale, ma sugli orari gli è rimasta la vocazione orientale. Quell'attesa a Giovanni Yang, così si firma nella lettera di protesta che ci ha inviato, non va giù e appena il bus si ferma chiede all'autista il motivo del ritardo. La discussione si alza subito. L'autista prima nega i nove minuti, poi ammette e li motiva con traffico intenso. Giovanni però controbatte: “Non può esserci così tanto traffico alle nove di sera”. L'autista si inalbera, urla e zittisce in malomodo il passeggero dicendo che ne aveva abbastanza anche perché non aveva più voglia di lavorare. Giovanni risponde: “Se non ha voglia deve stare a casa sua”. La replica è immediata: “Sei tu che devi tornare a casa tua”. Le persone presenti tacciono. Il giovane cinese non l'accetta e chiama i carabinieri che gli consigliano di segnalare il fatto a Umbria Mobilità. Alla richiesta del nome, l'autista si rifiuta di darlo, così Giovanni trascrive numero di matricola e targa del mezzo. Al racconto del fatto Giovanni aggiunge una riflessione: “Perugia è una città internazionale - scrive - ci sono migliaia di studenti che vengono qui con un desiderio di conoscere questo paese affascinante e hanno la voglia di imparare la lingua e la cultura. Purtroppo la mentalità della gente è ancora chiusa e non affronta la realtà della globalizzazione. Vivo in Umbria da 5 anni, mi sento parte di questa città e di questo paese. E sento di dover denunciare questo atteggiamento dell'autista, che in molte parti del mondo verrebbe considerato razzista, sia per senso civico sia per l'affetto che nutro verso questa città e questo paese”. Servizio completo nel Corriere dell'Umbria del 30 agosto