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"Umbria che spacca" fa il pienone in attesa della seconda serata

Giovanni Dozzini
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La pioggia ha messo paura, ma s'è fermata appena in tempo. E così San Francesco al Prato s'è riempito come tutti sapevano sarebbe successo. Solo un po' più lentamente. La prima giornata dell'Umbria che spacca, mercoledì 25 giugno, è cominciata con un'oretta di ritardo rispetto al programma. GUARDA le foto Il temporale di metà pomeriggio ha lavato via l'afa e fatto temere il peggio, ma poco prima dell'ora di cena le band hanno cominciato a suonare. E alle dieci quelli che dovevano arrivare erano già arrivati tutti. Centinaia di persone. Forse un migliaio. Era un posto bellissimo San Francesco. Con l'Auditorium incompiuto e immalinconito due passi più in là, il prato gremito era uno spettacolo nello spettacolo. Perugia, quando è così, è davvero Perugia. Ventenni felici, sereni come a vent'anni. Con le loro birre in mano, le orecchie e gli occhi rivolti al palco, le bocche spalancate di fronte alla bellezza dell'Oratorio di San Bernardino che tra le luci e le ombre gli faceva da sfondo. E qualche trentenne inossidabile, e qualche quarantenne impenitente, e il tempo che corre e pretende di fare il suo corso. Benissimo così, perché la città, in momenti del genere, è un manifesto contro i livorosi, i catastrofisti e i menagrami. E anche contro i problemi reali, certo. Lo sa anche Andrea Romizi, che del grosso di questa gente ha giusto qualche anno in più, e infatti a metà serata ha fatto un salto pure lui. Un gelato, una passerella elegante tra t-shirt sdrucite e pantaloni corti, uno sguardo attento per continuare a studiare la Perugia che l'ha scelto e gli ha dato fiducia. Sebbene molti, qua, siano universitari fuorisede: ma contano lo stesso, anzi contano moltissimo, anche perché dal rilancio dei suoi spompati atenei passa molto di quello dell'intera città. I ragazzi a calpestare l'erba fradicia, il forno di Porta Trasimena scintillante di bomboloni, bar e pizzerie del fondo di via dei Priori brulicanti, un triste Francia-Ecuador di metà Mondiale che scorre sui televisori. E sul palco le band chiamate dai roghers, brave come qualche tempo fa dalle nostre parti ce n'erano poche. Prima Lemmings, Bang Blues Company, l'Ensemble del Conservatorio, El Terrific, Volvedo. Poi la volata finale con Soul Sailor & The Fuckers, The Rust and the Fury e Heavy Wood. E nella serata di giovedì 26 giugno si replica. Sempre con lo spauracchio del tempo, sempre con la convinzione che alla fine, bene o male, a vegliare sull'Umbria che spacca ci sarà una distesa di stelle. Pat Pend, Ensemble del Conservatorio, Progetto Panico, Majacovich, Wonder Vincent, Top Hat Sisters con Blue Dean Carcione, Cfc, Lil'Cora and the Soulful Gang. Tocca a loro. Buon divertimento, a tutti.