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Dibattito sul fine vita, la sfida a Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti

Federico Sciurpa
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Paolo Flores d'Arcais ha scritto una lettera aperta al presidente della Cei e vescovo di Perugia, cardinale Gualtiero Bassetti. D'Arcais presenterà il suo ultimo volume sul fine vita a Umbria libri. E chiede un confronto pubblico a Bassetti. Ecco il testo integrale. Stimata Eminenza, sabato alle 17 (domani, ndr) sono stato invitato da Umbria libri a presentare a Perugia il mio piccolo volume appena uscito da Einaudi, “Questione di vita e di morte”, dedicato al diritto di ciascuno di decidere liberamente sul proprio fine vita. Sarei davvero onorato se Ella partecipasse a quest'incontro, esprimendo tutte le critiche che riterrà opportune alle tesi di libertà che ho sostenuto nel libro. Come Ella ricorderà, in questi anni – dopo che nell'aprile 2015 accettò di scrivere un intervento per la mia rivista “MicroMega” di risposta a un questionario sulla Resistenza – ho più volte cercato il dialogo pubblico con Lei sui temi che più dividono atei e credenti, perché credo che dialogo e confronto siano la via maestra in una società dai valori pluralisti come la nostra, per affrontare i conflitti che ne possono nascere. In passato molti suoi confratelli cardinali hanno accettato questo confronto (tra cui Caffarra, Silvestrini, Schönborn, Scola, Herranz, Tettamanzi, Ratzinger) e con Sua Eminenza Tettamanzi il confronto ha riguardato proprio la bioetica (il testo integrale è su MicroMega 1/2001). Nel mio libro ho ripreso i passi cruciali in cui Tettamanzi riconosceva che ‘sono d'accordo nel dire che solo a partire da una concezione antropologica che contempli la realtà di Dio – del Dio cristiano – si può dire un ‘no' assoluto all'eutanasia', e ribadiva: ‘il no assoluto all'eutanasia anche nelle situazioni più drammatiche o si radica in una prospettiva di fede religiosa o diversamente, almeno in termini assoluti, non regge'. Sono affermazioni che mi piacerebbe discutere pubblicamente con Lei. Se infatti fossero assunte dalla Chiesa cattolica gerarchica porrebbero fine a ogni conflitto in tema di suicidio assistito tra credenti cattolici e agnostici o atei, visto che l'argomento di fede non può essere il fondamento per una legge penale, e infatti Sua Eminenza Tettamanzi concludeva con la depenalizzazione: ‘depenalizzare significa continuare a riconoscere che un comportamento è male, ma allo stesso tempo non ritenerlo tale da dover intervenire con una sanzione penale'. Ella invece recentissimamente, l'11 settembre, parlando come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, è intervenuto non solo per invitare la Corte Costitu-zionale a non toccare l'attuale legge (che prevede fino a 12 anni di carcere per l'assistenza al suicidio), ma addirittura per chiedere al Presidente del consiglio Conte di adoperarsi per abrogare le parti cruciali della recente legge (2017), sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico. Questa sua solenne intimazione (che la Corte Costituzionale non ha però accolto) rende il conflitto fra credenti cattolici e non credenti (o diversamente credenti: la Chiesa valdese, ad esempio, ma anche cattolici come Hans Küng, favorevoli al diritto all'eutanasia) sempre più aspro e insolubile, lo radicalizza spingendo a una vera e propria frattura civile. Sul fine vita, infatti, nella nostra società esistono valori ed etiche diverse e incompatibili. La sua e la mia, ad esempio. Ella certamente non accetterebbe, e avrebbe pienamente ragione, che sul Suo fine vita decidessi io. Però, incredibilmente, pretende di essere Lei a decidere sul mio, imponendo per legge la sua morale a tutti come legge dello Stato con sanzioni penali. Ecco perché ritengo urgente un confronto pubblico argomentato, che del resto a parole anche molti vescovi sollecitano, anziché una dogmatica contrapposizione frontale. La invito a non avere paura. Spero che il confronto potrà avviarsi sabato ma sono pronto a realizzarlo in qualsiasi data e luogo a Lei più conveniente. Con tutta la mia stima, mi creda. Paolo Flores d'Arcais